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La sindrome di “burnout”

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Data la limitata dimensione del campione (un centinaio di insegnanti in tutto, una dozzina dei quali non ha risposto ai test e ai questionari previsti dall’indagine) non è possibile trarre indicazioni definitive: tuttavia gli esiti della ricerca rappresentano linee di tendenza su cui operare per riflessioni e indagini ulteriori.
Condotta con strumenti scientifici e ampiamente validati dalla ricerca internazionale, l’indagine ha confermato che la sindrome di "burnout" si identifica con la presenza di almeno tre stati emotivi diversi: esaurimento emozionale, mancata realizzazione personale e spersonalizzazione (qust’ultimo termine – spiegano i ricercatori – "rimanda ad un sentimento di insensibilità , ad una mancanza di interesse per il lavoro e ad un senso di colpa nei confronti degli alunni).
Nel concreto la ricerca ha evidenziato che tra gli aspetti lavorativi stressanti che più di altri sono collegati con il livello di burnout vi sono le difficoltà a gestire alcuni rapporti interpersonali (soprattutto quelli con gli alunni , con i genitori e con i superiori)  oltre al tempo stesso del lavoro ed alla organizzazione complessiva dell’orario (turni, tempo da dedicare a casa alla preparazione del materiale didattico).
Un altro elemento altamente stressante è dato dalla scarsa chiarezza nella definizione del ruolo e delle mansioni dell’insegnante di sostegno.
Il rapporto di ricerca, pubblicato sul n. 95 della rivista "Psicologia e Scuola", si conclude con alcuni suggerimenti pratici volti a diminuire lo stress a cui sono sottoposti i docenti di sostegno:
– offrire agli insegnanti di sostegno opportunità formative mirate al miglioramento delle capacità di relazione o della gestione dei tempi di lavoro
– i capi di istituto dovrebbero fare ogni sforzo per evitare sovraccarichi o addirittura perdite di tempo nella organizzazione del  lavoro
– facilitare la suddivisione delle mansioni e la definizione delle diverse figure di riferimento degli adulti che si occupano dell’integrazione.

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