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La storia del maestro elementare licenziato per non aver dichiarato una multa

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Un’incredibile storia viene raccontata da ‘Il Fatto Quotidiano’. Un maestro elementare, di 42 anni, viene licenziato per non aver dichiarato di aver subito una multa all’età di 22 anni di 600mila lire. Non era la multa ricevuta a procurargli i guai ma l’averla taciuta.

Ecco il suo racconto al giornale diretto da Marco Travaglio: “In Sicilia avevo il mio lavoro: operatore socio sanitario, 1.200 euro al mese. E una moglie, una figlia di tre anni, una casa bella e spaziosa. E poi il mare. L’anno scorso la mia compagna si laurea e in estate mi accorgo di essere entrato in graduatoria, nella cosiddetta fascia B, per fare il maestro elementare. È il mio sogno. Dico a mia moglie: se ci spostiamo al nord avremo più possibilità. Io con un incarico annuale e magari tu con supplenze temporanee. È un passo importante, devo licenziarmi da un lavoro che mi fa star bene. Ma il desiderio di fare il mestiere dei miei sogni mi accarezza ogni giorno.

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Partiamo a settembre, troviamo casa in affitto a Bergamo per 500 euro mensili, è piccola ma ci stringiamo. Il 3 novembre vengo chiamato dalla segreteria di un circolo didattico della provincia: ottengo la sostituzione per l’anno intero, la collega è andata in maternità. Passano 40 giorni e sono convocato dalla dirigente: senta, lei nell’autocertificazione ha scritto di non avere nessuna sentenza a suo carico. Con qualche imbarazzo la dirigente avanza nel discorso: invece risulta che lei è stato condannato a 600 mila lire di multa nel 1995. Multa? Mi ritorna in mente l’episodio: avevo 22 anni, stavo andando al lavoro e due ragazzini su una vespa prendono una buca e rovinano sulla mia auto. Mi spavento, li soccorro: hanno le ginocchia sbucciate, le mani pure. Li porto subito al pronto soccorso per farli medicare e avverto i genitori.

I ragazzini erano senza casco e potevano farsi davvero male. Il papà di uno di loro mi chiede di denunciare alla mia assicurazione il sinistro, avrei dovuto assumermi la responsabilità dell’incidente per far ottenere un risarcimento del danno al figliolo. Gli rispondo che non sono il tipo che dichiara il falso, rifiuto di prestarmi a quell’operazione farlocca. Finisce lì la cosa. Dopo qualche tempo mi arriva la notifica di una denuncia per lesioni. Resto stupito quando l’avvocato mi dice che devo provare la mia innocenza. Io sono innocente! E lui: chi lo attesta? La polizia è venuta a fare i rilievi? Nessuno è venuto, l’auto mi è servita per portarli all’ospedale. Avessi lasciato tutto lì, avrei evitato quei guai. Il processo dura anni, alla fine per evitare di trascinarlo ancora scelgo di fare un accordo e chiudo la questione. Pago una multa, pago le 600mila lire e dimentico l’episodio. Che il 9 dicembre dell’anno scorso la dirigente mi fa ricordare.

Il problema, mi dice, non è la multa, ma il fatto che lei non l’abbia riferita nella sua dichiarazione. Sul punto la Corte dei conti è inflessibile e non posso fare altro che emettere il provvedimento di decadenza”.