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La tragicommedia del concorso a cattedra

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L’indizione e l’espletamento del concorso a cattedre per il reclutamento del personale docente ha assunto connotazioni paradossali ed alcune prove non si sono ancora concluse, anzi a seguito di una valanga di ricorsi, molti Tribunali Amministrativi Regionali stanno ammettendo alle prove suppletive molti candidati che erano stati esclusi.

Sembra, quindi, un concorso che non avrà mai fine e ne siamo certi che la faccenda si protrarrà a lungo. Cose del genere, se in altri Paesi dell’Europa, sono irricevibili, in Italia sono del tutto normali.

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 Il concorso a cattedra è fortemente voluto nell’ambito della Legge sulla “Buona Scuola”, perché senza la legge di riforma della scuola il reclutamento non era possibile. Tuttavia la vicenda concorsuale si è rivelata un’operazione maldestra del Ministero dell’Istruzione, o ancor meglio un’azione capestro che odora di dolo, capace di gettare tante speranze disilluse nei docenti, ignari che avrebbero pagato un prezzo altissimo. E tale si sta rilevando.

Ne è la prova l’esagerato numero di insegnanti bocciati sia alle prove scritte che a quelle orali che in alcune regioni ha raggiunto cifre pari all’80%. Si tratta, per la verità, di docenti già abilitati con diversi anni di insegnamento alle spalle che dopo anni di sacrificio si trovano sbattuti fuori dalla scuola perché dichiarati non idonei all’insegnamento.

E per di più si tratta di docenti plurititolati con lauree, dottorati, assegni di ricerca, corsi di perfezionamento, master che hanno accumulato nel corso degli anni per cui è quasi inimmaginabile pensare che non abbiamo superato le prove concorsuali. La gestione del concorso a cattedre da parte del Ministero di Viale Trastevere è stata macchinosa ed ingannevole e lo si è visto sin dalle prove scritte, dove il tempo messo a disposizione dei candidati era davvero esiguo.

Quei 150 minuti necessari per svolgere i quesiti assegnati erano insufficienti perché non permettevano ai candidati di poter argomentare bene le risposte ai singoli quesiti che si sono rivelati soltanto una nevrotica e affannosa corsa contro il tempo. Un concorso a cattedre non deve essere considerato un quiz a tempo ma deve saggiare la preparazione e l’idoneità professionale del docente.

L’esiguo tempo dato alle prove cela il dolo ministeriale, ossia quello di lasciare a casa una bella fetta di docenti e di far superare solo il numero minimo per coprire i posti disponibili. Ma così non è stato perché le commissioni esaminatrici hanno talmente falcidiato i candidati che in molte classi di concorso, comprese quelle del sostegno, abbiamo un numero di vincitori che è nettamente inferiore al numero dei posti messi a concorso od anche pari a zero.

In alcune classi di concorso non vi è nessun vincitore. Pazzesco. Di chi la colpa? Dei docenti che non sono preparati adeguatamente, delle commissioni esaminatrici che sono state molto rigide, della presenza in seno alle commissioni di molti docenti collocati in quiescenza e, quindi, non più aggiornati dal punto di vista professionale.

Chissà: una cosa è certa, cioè che il Ministero dell’Istruzione esce sconfitto e bastonato da questa tornata concorsuale che si è rivelata una vera e propria strage degli innocenti che ha gettato tante speranze illudendo migliaia di docenti. Si diceva anche che il concorso a cattedra avrebbe abolito la “supplentite” e questo non avverrà, perché molte classi di concorso resteranno senza aspiranti per cui si dovrà ricorrere alle supplenze.

E di “supplentite” il Miur ne soffrirà per sempre perché non sarà definitivamente possibile curare questa malattia, cioè la supplentite.