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La vera ragione del perché la scuola sta andando a catafascio

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Cari Colleghi insegnanti,

sapete qual è la vera ragione del perché la scuola sta andando a catafascio? Adesso ve lo racconto in poche parole con un esempio.

Una classe di 25 alunni ha solitamente 50 genitori, più i nonni e un numero variabile di zii ed altri famigliari; insomma attorno agli alunni di quella classe ruotano in media più di cento persone. Tutte queste persone ovviamente sono schierate in difesa dei diritti (mai dei doveri) dei loro “piccoli Buddha”, come li chiama Crepet.

Quella classe di 25 alunni ha in media una decina di insegnanti, nella scuola Secondaria, molti meno nella scuola dell’infanzia e in quella primaria. Tutti gli insegnanti sono per la maggior parte donne, ormai in età avanzata, ma con una notevole esperienza educativa e socio-affettiva, che amano talmente il loro lavoro da ingoiare, spesso supinamente, ogni tipo di vessazione che giunga dal governo in carica o dalle famiglie; non perché siano delle pavide, ma perché sono dotate di una cosa che oggi manca a molti: il buon senso.

Una classe politica in cerca di consenso elettorale, chi cercherebbe di accontentare, le tante famiglie degli alunni e studenti o i pochi docenti? La risposta dovrebbe essere: nessuno dei due, poichè un politico serio deve aver in mente un chiaro disegno politico di lungo termine volto a perseguire esclusivamente il bene dei cittadini. Se in testa ha un progetto di “bene comune” e ci crede davvero, deve anche avere il coraggio di assumere posizioni impopolari per portarlo avanti.

Purtroppo però i nostri politici sanno benissimo che abbracciando posizioni popolari (anche se contro il buon senso) si acquista consenso. Anche se queste posizioni a lungo termine si riveleranno controproducenti ciò che conta è conservare “la poltrona”. Il governo Renzi ha varato “La Buona Scuola” facendo credere a tutti i genitori italiani che avrebbero avuto una scuola più moderna, che funzionava meglio, che avrebbe preparato fin da subito i loro figli al mondo del lavoro, con insegnanti selezionatissimi e più preparati, ecc. A chi chiedeva il consenso Renzi secondo voi, alle famiglie o agli insegnanti?

Noi che dentro la scuola ci lavoriamo tutti i giorni sappiamo che la realtà raccontata dai politici è molto diversa, ma purtroppo siamo in pochi (rispetto ai genitori) e il decreto Brunetta, pena il licenziamento, ci vieta di parlar male in pubblico del nostro “datore di lavoro”.

Dalle ultime riforme della Scuola emanate dai nostri governi si direbbe che a Viale Trastevere regni sovrano il caos organizzativo, l’incompetenza, l’insufficiente conoscenza della realtà scolastica nazionale e soprattutto che si cerchi solo di rincorrere il consenso di una parte dell’elettorato. Insomma i nostri politici si comportano come quei genitori di cui parla Crepet: proni ad accontentare in tutto i capricci dell’utenza per avere consenso elettorale.

UTENZA! Ecco un’altra parola che ha rovinato la Scuola italiana. La Scuola è diventata ormai una azienda, un grande supermercato a cui gli utenti (le famiglie) si rivolgono per ricevere un servizio (spesso di babysitter) anziché collaborare coi docenti nell’accompagnare la crescita dei loro figli che saranno gli Italiani del futuro. Un governo, se si comportasse da “buon padre di famiglia”, farebbe di tutto per conoscere a fondo i propri“figli”, dialogherebbe con loro per capirne le esigenze e non calando dall’alto riforme spesso irrealizzabili perché non si conoscono a fondo i termini dei problemi.

Ormai sono arrivato al punto di credere che La Scuola debba essere tolta dalle mani dei politici (almeno per quanto concerne la didattica e l’indirizzo educativo) e data in mano ad un Comparto indipendente dello Stato e formato da persone competenti. La Scuola rappresenta il futuro di una nazione e non può essere appannaggio di persone interessate solo a conservare i propri privilegi.

Carlo Alberto Bacilieri