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La vera storia di una docente precaria e della sua carriera surreale (ovvero, il Gioco dell’oca dei precari della scuola)

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Insonnia. Sono le tre, devo scrivere. Computer mio grazie che ci sei…

Nel silenzio delle piccole ore ti racconto la mia storia di insegnante, è una storia molto strana.

Icotea

Non ho alcuna voglia di lamentarmi o sfogarmi… è che i pensieri notturni hanno profilato nella mia mente un disegno stravagante e lucido in cui il trattamento che la Scuola italiana riserva a migliaia dei “suoi” docenti, (molti dei quali, come me, ILLEGITTIMAMENTE PRECARI), si materializza in forme surreali.

In questo senso credo che la mia storia, nei suoi paradossi, possa essere paradigmatica.

È una specie di grande Gioco dell’oca, solo che è più stupido e ancor meno divertente…

Partirò, nel racconto, dai tempi più recenti.

Ho 51 anni, da 20 sono inserita , nella mia provincia, nelle graduatorie cosiddette a “esaurimento” (portano infatti a esaurimento nervoso gli insegnanti: di ciò, nessuno mi ha avvisato quando sono entrata, come pedina, su quel tabellone; altrimenti, sarei certamente salita su un gioco meno pericoloso)…

Da 14 anni lavoro come docente di Arte nella Scuola secondaria inferiore; sin dal primo contratto,

VAI ALLA CASELLA 1 PARTENZA! di poche ore settimanali, ho sempre coperto cattedre vacanti e da quel lontano anno 2000 ho lavorato tutti gli anni e per l’intero anno scolastico.

Ovvero: ogni anno lo Stato italiano mi assume i primi di settembre e ogni anno, il 30 giugno, dopo avermi prosciugato ogni residuo di energia durante gli esami di Stato, con settimane di 60 ore, mi licenzia.

Sul cedolino del mio stipendio c’è una piccola scritta che riporta la voce:

ANZIANITÀ ZERO ( = stipendio minimo).

VAI ALLA CASELLA “TEMPO FERMO” e sosta sul simbolo con l’orologio rotto

Nei mesi estivi, dunque, non ricevo lo stipendio e il Governo Monti ha pure eliminato il riconoscimento economico delle ferie di cui non posso usufruire.

VAI ALLA CASELLA “PAGA LA CRISI “e taci.

Precedentemente, molti anni prima, mi era stato attribuito il doppio punteggio per servizio su due scuole di montagna (quella vera, parlo di mille metri sul livello del mare, con tre metri di neve fino ad aprile…) L’anno successivo, i meritatissimi e guadagnati punti (anche in termini di rischio e di costi di trasporto), mi sono stati tolti. (Già, i diritti acquisiti non valgono per tutti)…

“Abbiamo scherzato!” TORNA INDIETRO DI 12 CASELLE.

 Vado ancora a ritroso nel tempo, arrivando al ’94, quando ottenni l’inserimento in graduatoria con l’abilitazione all’insegnamento ottenuta, con ottimo punteggio, con il Concorso del ’91. Il lentissimo scorrere dell’elenco di docenti, circa uno per anno, (con lunghi vuoti durante il Ministero Gelmini), mi ha condotto, lo scorso anno, ad ottenere l’ambita pole-position.

Mamma, sono PRIMA! (VAI ALL’ULTIMA CASELLA e ritira il premio).

Vai! Mi dicono tutti… è il tuo anno! Nooo, invece no: “grazie“ al Ministro del Governo tecnico (vedi casella con simbolo delle tenaglie) è stato istituito un nuovo Concorso nazionale, necessario in quelle materie per le quali occorrevano nuovi insegnanti ma nefasto in altre, con le graduatorie ancora piene di stagionatissimi docenti che da anni attendono il loro turno per essere assunti a tempo determinato. Nella mia provincia è stato concesso un solo ruolo, lo scorso anno e il posto è stato assegnato al vincitore del nuovo concorso. Ovvero: i Governi cambiano, le regole del Gioco anche… Lui, appena arrivato, ha diritto a un ingresso rapido dalla porta principale, io, con tanti anni di servizio, NO. Ovvero, l’esperienza non conta nulla… cogli l’attimo e acchiappa la fortuna…

Vai alla CASELLA CANTINA e attendi sul simbolo del portoncino col catenaccio chiuso…

Quest’anno, nuovamente prima, the first! VAI ALL’ULTIMA CASELLA: HAI VINTO! (Vai, questo sì che sarà il mio anno!)

Il fatto è che ad un certo punto il tabellone del Gioca dell’oca sul quale giocavamo (vedi anni ruggenti del Governo Berlusconi- Ministra Gelmini) è stato ibridato con un altro…forse “Monopoli” o “Affaristi per un giorno”? Sono stati istituti dei “Diversivi”, per vivacizzare la partita: pseudo Masters on line con i quali i concorrenti possono acquisire fiches ( punti in graduatoria )

Ogni “fiche” ha il costo di trecento euro circa.

Io non sono mai stata molto brava nel commercio e questa cosa dell’aquisto dei punti on-line attraverso corsettini di dubbia qualità mi sembrava anche un po’ indecente e sconveniente, per un docente serio…

“Quei Masters di perfezionamento servono solo a perfezionare le casse delle Università, che depauperate dallo scarso numero di iscrizioni, ora guadagnano con la guerra tra poveri dei docenti italiani, combattuta a colpi di punti a pagamento”. Questo pensavo…

Così, mentre ero impegnata a pensare, i due docenti che mi seguivano in graduatoria, più furbi e forse non inclini a resistenze moral- snobistiche come me, hanno usato tutti i loro gettoni comperando punti e ora mi precedono.

Io, che ancora non ho imparato le regole del Nuovo gioco e non ho acquistato tutte le fiches che mi occorrevano per non essere superata dalle due pedine inseguitrici… retrocedo.

Torna indietro di due posti e vai alla CASELLA PENALITÀ: fai un corso di strategia e rifletti sui tuoi errori.

Il rischio di schizofrenia, oltre che di esaurimento nervoso, è notevole: quando sono “a scuola”, per quanto il nostro lavoro sia sempre più stressante e faticoso, mi sento una Regina. I miei alunni mi adorano, i genitori si congratulano con me per la qualità del mio lavoro e la passione che riesco a trasmettere ai ragazzini; nell’ambito lavorativo sono apprezzata e rispettata dai colleghi, coi quali stabilisco ottimi rapporti, spesso anche di amicizia. Ma quando i miei alunni mi chiedono: “Prof., lei ci sarà il prossimo anno?“ Io non posso che dire… ”Non so, lo spero tanto!” “Cosa possiamo fare, andiamo dalla Preside, facciamo protesta coi cartelli…ma perché non può tornare?”

Cosa spiego io? È molto imbarazzante, perché, mentre noi docenti ci impegniamo tanto, in modo trasversale, sulla comprensione delle relazioni causa-effetto, nello spiegare la situazione delle nomine annuali, la logica non c’è…

Quando non sono “ a scuola”, infatti, la Scuola come istituzione mi maltratta, mi umilia, mi usa e poi mi butta, mi sottopone alla guerra dei punti con i colleghi, mi riconosce diritti che poi mi nega, cambia continuamente le regole del gioco. Mi lascia tutte le estati “appesa” a decisioni prese dall’alto con logiche solo numeriche e meccanismi imperscrutabili, nell’attesa di sapere… se lavorerò, dove lavorerò, se potrò tornare dai “miei” alunni oppure no. Non applica alcuna distinzione tra il mio impegno e il totale e sconsiderato disimpegno di altri.

Al momento dell’assunzione annuale, nessuna delle logiche ministeriali e delle modalità di assunzione si occupano di sapere chi sei, come lavori o ricordano che sei una persona e un professionista, non un’escrescenza atta a chiudere un buco… che anche i tuoi alunni sono esseri umani e che la Scuola “dovrebbe” lavorare per la loro istruzione e il loro benessere.

 In quella situazione, che sovrintende la nomina degli insegnanti e, dunque, il lavoro mio e di tutti gli altri per un anno, noi non siamo che pedine, anonime pedineda collocare in un qualsiasi posto vuoto, elargito con ottusa parsimonia dalle regali quanto tronfie mani della Burocrazia.

All’inizio e alla fine di tutto c’è lei, la Burocrazia: è lei che, con le sue complicazioni medievali, con i suoi meccanismi privi di logica e spesso in contraddizione tra loro, garantisce quell’instabilità, quell’insicurezza, quella paura, quella sudditanza, indispensabili a una classe Dirigente inetta quanto satolla, che per meglio pascere e godere di privilegi risparmia sui propri figli, privandoli di quella più adeguata istruzione che potrebbe renderli pericolosamente critici e consapevoli.

Fino allo scorso anno ho dovuto, anche, a ogni nuovo contratto, “dimostrare di essere sana”, sottoponendomi a una visita medica che la stessa  Asl non riconosceva come valida: è evidente che per le “Ragionerie dello Stato” la situazione dei precari, in quelle graduatorie stipate di cotanta sofferente umanità, può causare malanni contagiosi o pericolosi disturbi psichici che chi è di ruolo non può contrarre. Altro motivo per ambire al ruolo: l’immunità sanitaria.

Vai alla CASELLA “VISITA MEDICA” e paga 43 euro.

E il prossimo anno? Chissà… In questa provincia, normalmente, negli ultimi anni viene “concesso” un solo ruolo, nella mia materia, e dovrebbe essere nuovamente assegnato a uno dei vincitori del concorso del 2012.

Inoltre si prevede che sarà istituito un nuovo “Concorsone”, il prossimo anno e ciò aggiungerà altre complicazioni alla mia situazione…

Vai alla CASELLA “COMPLICAZIONE” e trova strategia.

Parlando della mia assurda situazione con una collega amica, ieri, lei non ha potuto fare a meno di consigliarmi di partecipare al prossimo concorso, per non rischiare di rimanere “fuori” di nuovo…

Rendiamoci conto: a 51 anni, con 14 di appassionato servizio nella Scuola pubblica dovrei…partecipare a un concorso… di nuovo? Io di concorsi, in tempi meno recenti, ne ho fatti due! Le regole erano in quel momento diverse, ma io non ho nulla di meno di chi, ora, ha ottenuto la cattedra col concorso.

Ho acquisito anzi una certa esperienza e il forzato nomadismo tra scuole e il confronto con le relative variabili socio-culturali hanno reso più sicuro, elastico ed efficace il mio metodo d’insegnamento. Credo senza presunzione, ma con la consapevolezza della “maturità”, di potermi ritenere in grado di consigliare o anche formare colleghi più giovani, così come, nei miei primi anni di scuola, sono stata indirizzata da colleghi a cui ho chiesto una mano.

Dovrei dunque chiedere, il prossimo anno scolastico, le 150 ore di “diritto allo studio”, pesando sulle mie classi, sull’Istituto scolastico che dovrà assumere un supplente e sulle finanze pubbliche, quando in realtà, per un diritto sancito a chiare lettere dallo statuto dei lavoratori “ è illegittima le reiterazione di contratti per più di tre anni”.

Ovvero, avrei dovuto essere assunta nel 2003.

Ovvero, se un’azienda si azzardasse a fare altrettanto, quell’imprenditore passerebbe grossi guai e sarebbe costretto ad assumere con effetto immediato il lavoratore.

Non per concessione, ma per DIRITTO, dunque io dovrei essere in ruolo da undici anni, nella “mia” scuola e con la continuità delle “mie classi”.

L’assurdo gioco nel quale mi trovo, che sempre più spesso mi pare un incubo senza fine, non mi dovrebbe contare tra le sue pedine ad avanzare, retrocedere o pagare pegno se lo Stato, così puntuale e severo nel chiedere, rispettasse le regole anche quando si tratta di dare.

La Corte europea ha richiamato la procedura di infrazione dello Stato italiano per la illegittima reiterazione dei contratti del personale della Scuola.

Si tratta di un fatto gravissimo, perché nessuno ne parla?

Mi chiedo inoltre se si siano mai fatti conti sulla effettiva “convenienza” economica del precariato.

È mai venuta a qualcuno l’idea di mettere i conti tutti insieme, anche quelli a “gestione separata”?

Indennità di disoccupazione e Patronati, costi del personale dei Provveditorati, costi delle Segreterie scolastiche che sono continuamente alle prese con nuovi contratti… Costi di tutti quei pacchi di carta che ogni anno ci chiedono di compilare. Senza contare, ( argomento al quale i Governi degli ultimi anni non si sono mostrati sensibili), il capitale umano e il costo didattico, formativo, relazionale.

Dovere ogni anno ricominciare tutto da capo, con nuove classi (per me sono nove, su almeno due scuole) richiede un investimento di energie che è totalmente vanificato dalla perdita delle classi l’anno successivo.

E’ inoltre destabilizzante, dal punto di vista formativo, la mancanza di continuità e di certezze; i nostri alunni si formano molto precocemente l’idea di un sistema nel quale le cose non funzionano e vivono con sofferenza e senso di ingiustizia la perdita di quegli insegnanti con i quali avevano stabilito un rapporto positivo, sia dal punto di vista didattico che da quello affettivo.

Il continuo cambio di figure di riferimento, di modalità relazionali, di scelte didattiche e metodologiche inoltre, non ottiene altro che un enorme spreco di energie e di tempo da entrambe le parti in gioco.

Dal 2000 a oggi, di governi ne ho visti succedere diversi. L’opinione che sino a ora ho potuto ricavare è che ogni Ministro dell’Istruzione non abbia fatto altro che aggiungere danni a quelli creati dal suo predecessore. Vengono scritte a tavolino riforme prive di senso della realtà scolastica oppure sono definiti riforme tagli sconsiderati del personale e contestuale aumento degli alunni per classe.

Ci si propinano sigle su sigle e tra Dsa, Pdp, Pei, Psp si è aggiunta quella dei Bes (bisogni -educativi-speciali) l’ultima trovata ministeriale per prendere in giro noi e i nostri alunni; sino a ora non ho incontrato quel valore primario, molto semplice ma per nulla scontato, che si chiama rispetto. Dateci una sigla per il rispetto e utilizzatela voi, signori Ministri, nei confronti di coloro che nelle scuole devono crescere e di coloro che vi lavorano ogni giorno.

Dovrebbero ricordare anche, i signori Ministri e i loro strapagati sotto-segretari, che se la Scuola italiana continua, bene o male a funzionare, malgrado le loro pessime riforme, lo si deve a noi insegnanti e anche a quell’esercito di ottimi docenti precari che, trattati come sudditi e mal- pagati continuano, malgrado tutto e in un mare di difficoltà, a nutrire e formare il nostro futuro.

Nell’attesa di scendere, chissà quando, dal “Gioco dell’oca dei Precari “nel quale sono rimasta intrappolata, auguro a chi leggerà le mie righe notturne

Buon agosto e buona scuola.

 

P.s. Trattandosi di una lettera davvero molto personale, preferisco utilizzare uno pseudonimo; gli amici mi riconosceranno.