Il ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, ha affermato: “Cambierò la maturità: i ragazzi non la faranno più franca”.
E ha anche aggiunto: “Contro il boicottaggio voglio dare un messaggio forte in linea con la Costituzione. Oltre alle competenze, all’orale si valuterà anche il grado di maturità, di responsabilità e di autonomia dello studente”. E noi a nostra volta aggiungiamo: come? E solo all’orale? E che peso avrà il curriculum nel giudizio finale?
È da quando si fanno esami di stato, e dunque dal 1923, nell’ambito della riforma scolastica voluta dal ministro Giovanni Gentile, che si parla della loro inadeguatezza nel giudicare gli studenti. Perché in quagli attimi, durante l’orale soprattutto, può succedere ogni casa: dall’amnesia, alla paura panica, dall’unico argomento non studiato all’impappinamento involontario, che sono tutti intoppi che fanno abbassare la soglia del voto, inevitabilmente.
E infatti, per evitare che fossero gli esami, scritto e orale, a decidere delle sorti finali dei canditati, fu finalmente inventato, come il motore a scoppio, il conteggio dei crediti accumulati durante i cinque anni di scuola e in modo particolare i voti dell’ultimo anno. I crediti, in altre parole, che oggi hanno consentito a quei cinque/sei ragazzi su 500mila, di “boicottare” (ma è vero boicottaggio?) gli esami orali.
E dunque, soddisfatti o rimborsati, direbbe qualcuno, ma così è.
E tale escamotage, quello del conteggio dei crediti scolatici e dunque del “curriculum studiorum”, proprio per venire incontro alle proteste degli studenti che, a iniziare dal 1968, vedevano in quella formula, basata solo sui voti attribuiti dalla commissione, il condizionamento inevitabile della “fortuna”, un extragettito valutativo, insomma, ingiusto per la loro carriera.
Tuttavia, come sanno tutti coloro che sono passati dietro la cattedra dei commissari dello stato, mai i giudizi, e dunque i voti, sono stati ritenuti equi dagli studenti: o per eccesso o per difetto e relativi sia a se stessi sia ai compagni di classe.
E dunque: come vorrebbe riformare gli esami il ministro? Non è dato saperlo, però è sicuro che riuscirà a stabilire, secondo le sue parole, parametri adeguati perche ogni commissione possa giudicare “maturità, responsabilità, autonomia” di ogni singolo studente. Nel corso di un colloquio appare difficile, ma se lo dice il ministro può essere.
Ricordiamo tuttavia che per affermare un principio similare, l’allora ministra dell’Istruzione, Letizia Moratti, tolse le commissioni esterne per inserire quelle tutte interne e che fu un sollazzo per le scuole private soprattutto: altro che diplomifici.
Ma c’è un’altra considerazione ancora: può un esame orale andato male, condizionare o annullare cinque anni di scuola superiore?
Ma qua si parla di boicottaggio, si dirà, di rifiuto a dialogare con la commissione, offendendola.
Vero. Se però si toglie tutto il resto: l’offesa e il presunto boicottaggio, gli studenti affermano un principio, quello della legittima contestazione nei confronti di un rito, gli esami, che giudicano inadeguato. E ancora di più. L’anno scorso furono tre le studentesse che non affrontarono gli esami orali per protesta contro i voti troppi bassi sul compito scritto di greco, e nulla successe, neanche un pigolio. Quest’anno si sono aggiunti due studenti in più, per un totale di cinque, e sembra un finimondo. Chissà perchè?