Prima Ora - Notizie del 5 giugno 2026

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05.06.2026

Lavora come collaboratore scolastico senza diploma, condannato. La difesa: “Mansioni svolte non qualificate”

Un collaboratore scolastico ha dichiarato il falso e lavorato in quattro scuole venete con contratti a tempo determinato tra il 2019 e il 2020 senza avere il titolo richiesto: l’uomo, 50enne, campano, non ha mai conseguito diploma professionale triennale nel settore della ristorazione che ha detto di avere.

Risarcimento dimezzato

Come riporta Il Corriere della Sera, l’uomo ha intascato indebitamente oltre 26 mila euro lordi. La sezione veneta della Corte dei Conti lo ha quindi condannato a risarcire il ministero dell’Istruzione e del Merito e a pagare poco più di 13 mila euro.

Il 50enne sta inoltre affrontando al tribunale di Vallo della Lucania in Campania un maxi processo assieme ad altri 493 imputati per truffa e per falsità materiale in atti pubblici, in quanto ha presentato un titolo di studio non autentico per rientrare nella graduatoria del personale Ata della provincia di Verona.

Il risarcimento inizialmente doveva essere di 26mila euro: una somma che è stata invece dimezzata dai giudici, tenendo conto del “contenuto non qualificato delle mansioni svolte, alla loro fungibilità e alla natura temporanea e frazionata dei rapporti di lavoro”, si legge nella sentenza. 

Si valuta il ricorso

La difesa aveva invece sostenuto “l’inesistenza della condotta illecita, non essendo provata la falsità del titolo e la sussistenza del dolo”. Una dipendente dell’Istituto in cui lui aveva dichiarato di essersi diplomato e un “procacciatore esterno” avrebbero confessato di aver compilato e procurato ad alcuni utenti i falsi diplomi.

Prima della pronuncia della corte, era stato presentato un altro titolo di studio del 50enne, affermando che “non si era determinato alcun danno erariale”. Quel diploma è stato però rilasciato da un’altra scuola nel 2024 e quindi per i giudici “non assume alcuna rilevanza”, in quanto conseguito “in data successiva all’espletamento delle prestazioni lavorative”. La difesa sta valutando l’impugnazione della sentenza in appello.

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