Nella scuola pubblica può costare caro presentare continuamente certificati medici in ritardo e giustificare le assenze per assistere parenti malati, quindi fruire di congedi, senza averne i requisiti: a decidere, con la mano pesante, è stata la Corte di Appello di Napoli, la quale ha confermato la sentenza di primo grado che aveva già optato per il licenziamento dell’ex collaboratrice scolastica G.G., il cui comportamento lavorativo divenne pubblico tre anni fa, quando l’allora 29enne fece sapere via social che si sentiva costretta a recarsi quotidianamente al lavoro da Napoli al liceo “Boccioni” di Milano, quindi percorrendo una tratta di 800 chilometri e arrivando ogni giorno a scuola alle 10,30, a seguito dell‘impossibilità di sostenere le spese di una permanenza in pianta stabile nel capoluogo meneghino.
“Alla solidarietà iniziale – scrive l’Ansa – subentrò la diffidenza con la scoperta che quei viaggi non erano stati in realtà così frequenti e che la donna aveva usufruito di un lungo periodo di malattia”.
“Nel novembre del 2023 fu assegnata provvisoriamente alla scuola di Caivano, il Morano, in cui è dirigente scolastica Eugenia Carfora, la preside a cui è ispirata la fiction Rai che ha come protagonista Luisa Ranieri, dove all’ inizio del 2024 iniziarono i problemi”, anche giudiziari, che hanno portato la donna sotto processo al tribunale di Napoli Nord per stalking ai danni proprio della nota dirigente scolastica campana: una denuncia che ha portato l’ex collaboratrice scolastica campana prima in carcere, due mesi, e poi agli arresti domiciliari.
In ambito scolastico, invece, all’ex collaboratrice vennero formalmente contestate le assenze prolungate dal lavoro, non giustificate. Oppure giustificate con ritardo.
In particolare, l’ex collaboratrice scolastica presentò in ritardo almeno un certificato medico, oltre che un congedo dal lavoro per assistere lo zio malato ma sembrerebbe senza possedere i requisiti previsti dalla normativa.
Quindi scattò il licenziamento, a cui donna si oppose: adesso, però, è giunta la conferma di condanna in appello. Chissà se la vicenda finirà qui.