Il nuovo “programma” di storia per il primo ciclo, previsto dalle Indicazioni nazionali volute dal ministro Valditara, è stato oggetto di un’ondata di critiche che ne hanno investito ogni aspetto: dall’impianto ideologico alla metodologia didattica, fino ai contenuti veri e propri. Le contestazioni non sono marginali né episodiche, ma rivelano problemi strutturali che sollevano interrogativi seri sulla qualità scientifica e culturale del progetto.
A dare man forte ai critici del progetto della Commissione Perla interviene in queste ore lo storico Luigi Cajani, già docente presso l’Università di Roma, con un ampio articolo pubblicato nel sito Historia Ludens.
Sul piano ideologico – scrive Cajani – il programma si apre con un’affermazione tanto perentoria quanto problematica: “Solo l’Occidente conosce la storia”.
Una dichiarazione che ha attirato accuse di eurocentrismo e che sembra ridurre la complessità delle esperienze storiche extraeuropee a una dimensione marginale o addirittura inesistente. A ciò si aggiunge una scelta metodologica fortemente criticata: l’impostazione narrativa della didattica, che rifiuta esplicitamente il lavoro sulle fonti, in netto contrasto con decenni di riflessioni pedagogiche e storiografiche.
Ma – sostiene Cajani – le perplessità aumentano entrando nel merito dei contenuti.
Nella versione definitiva del programma si parla, ad esempio, della “comparsa dell’uomo sulla terra”, formula imprecisa che sostituisce il più corretto e scientificamente fondato “processo di ominazione”. Si incontrano poi inutili ridondanze, come la distinzione artificiosa tra “nascita e importanza della scrittura” e “vari tipi di scrittura”, e uno sbilanciamento evidente tra la storia greca, trattata in quattro punti, e quella romana, articolata in ben tredici. Una sproporzione che tradisce la volontà di porre Roma al centro di un progetto identitario nazionale, vero obiettivo del programma.
Anche il colonialismo e l’imperialismo europei vengono edulcorati, ridotti a un innocuo “incontro dell’Occidente con altre civiltà”, cancellando conflitti, violenze e rapporti di dominio.
Ma è soprattutto per la storia medievale che emergono errori gravi e ormai ampiamente superati dalla storiografia. Come ha evidenziato Giuseppe Sergi commentando la prima bozza del programma, si parla impropriamente di “migrazioni germaniche”, facendo riferimento a un’inesistente identità etnica, e si colloca il feudalesimo dopo Carlo Magno, riproponendo l’idea superata di un sistema nato per delega dall’alto. Superato è anche il modello delle quattro repubbliche marinare, così come del tutto infondata risulta la visione di un’unificazione dell’Italia a opera dei Longobardi, ipotesi peraltro eliminata già nella seconda bozza.
Sergi attribuisce questi errori a una semplice, ma imperdonabile, ignoranza: gli estensori del programma sembrano essersi affidati ai propri ricordi scolastici anziché aggiornarsi sugli studi più recenti. Una spiegazione plausibile, ma che lascia sconcertati, considerando che il testo è stato redatto da storici di professione.
Ma il punto che più di tutti ha sorpreso Cajani e tanti altri storici è il fatto che tra i contenuti di storia romana sia stata inserita la ‘L’unificazione del mondo mediterraneo sotto Alessandro Magno”.
E su questo Cajani, riprendendo osservazioni di molti altri suoi colleghi, insorge e non esita a dichiarare che non si tratta di un’interpretazione discutibile o superata, ma dell’invenzione di un fatto storico che non è mai avvenuto.
Come spiegare un simile errore?
L’unica ipotesi – afferma Cajani – è che gli autori siano rimasti vittime del potentissimo mito di Alessandro, nato già nell’antichità e diffusosi attraverso il celebre Romanzo di Alessandro. Questo testo, tradotto e rielaborato in innumerevoli lingue e culture dall’Europa all’Asia, dall’Africa alla Malesia, ha trasformato il conquistatore macedone in un eroe universale, protagonista di imprese fantastiche: voli celesti, esplorazioni sottomarine, incontri con esseri mostruosi, fino alla ricerca della fonte dell’eterna giovinezza.
Accanto a queste imprese impossibili, il Romanzo ne presenta una apparentemente plausibile: la conquista dell’Occidente. In alcune versioni, Alessandro riceve la sottomissione di Roma e dei regni occidentali, anticipando una supremazia che la storia reale avrebbe attribuito ai Romani. È una narrazione cronologicamente impossibile, ma ideologicamente potente, che suggerisce come la grandezza di Roma fosse in qualche modo predestinata e legata al favore del Macedone.
Cajani osserva che anche gli storici antichi attribuirono ad Alessandro l’intenzione di rivolgersi all’Occidente dopo la conquista dell’Oriente, ma “una cosa è il mito, un’altra è la storia”. La conclusione dello studioso è puntuale ma anche ironica: “Gli autori di manuali di quarta primaria ignoreranno tranquillamente il tema dell’unificazione del Mediterraneo sotto Alessandro Magno. Parleranno, correttamente, solo delle imprese realmente compiute da Alessandro, dato il consueto margine di libertà che hanno nel seguire i dettami di un programma. Non potranno invece ignorarlo coloro che scriveranno un saggio su questo programma di storia, e avranno l’arduo e imbarazzante compito di spiegare a un pubblico di storici e di esperti di didattica la presenza non solo degli errori di storia medievale, ma anche di questa autentica, memorabile e soprattutto incomprensibile corbelleria”.