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Le quattro zone sismiche italiane

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Il Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e il Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 – “Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone sismiche, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale:

• Zona 1 – E’ la zona più pericolosa. La probabilità che capiti un forte terremoto è alta
• Zona 2 – In questa zona forti terremoti sono possibili
• Zona 3 – In questa zona i forti terremoti sono meno probabili rispetto alla zona 1 e 2
• Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa: la probabilità che capiti un terremoto è molto bassa

Con questa classificazione sparisce il territorio “non classificato”, e viene introdotta la zona 4, nella quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica (le norme fanno riferimento alle mappe di pericolosità sismica messe a punto dall’INGV, definite su una maglia di lato pari a circa 5.5 km sul territorio italiano e espresse in termini di massima accelerazione orizzontale su suolo rigido PGAA; ciascuna di esse è relativa a una probabilità di superamento PNRC in 50 anni).

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Oggi questa classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti preposti (Regione, Genio civile, ecc.).

A tal riguardo si ricorda che in Italia ci sono attualmente 40.151 edifici scolastici attivi, di cui 22.000 costruiti prima del 1970. Di questi edifici, il 53,2% dispone del certificato di collaudo statico, il 57,5% utilizza soluzioni per ridurre i consumi energetici e nel 74,5% delle scuole italiane sono state abbattute tutte le barriere architettoniche.

Purtroppo però ancora il 59,5% degli edifici scolastici risulta tuttora privo del certificato di prevenzione incendi e il 53,8% non ha quello di agibilità ed abitabilità

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