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Le scelte del Governo non giustificano il clima di rabbia

La contrarietà ad alcune misure presenti nella legge di bilancio può essere condivisibile, ma non può giustificare il clima di rabbia sociale e contrapposizione manichea che si è creato nelle ultime settimane. Del resto le questioni dei tagli alla spesa e del carovita, al di là di qualche slogan aggressivo, rischiano di passare in secondo piano: l’economia è invero materia tecnica e complessa, mentre ciò che infiamma gli animi è piuttosto l’ostilità ideologica verso quanto è percepito come nemico – un Nemico irriducibile, al quale, talora senza troppa cognizione di causa, vengono applicate le etichette di Sionismo, Patriarcato, Fascismo, Neoliberismo o addirittura Occidente.

In questa situazione caotica e potenzialmente pericolosa, la classe docente e gli adulti in generale dovrebbero insegnare ai ragazzi l’importanza del senso critico e dell’indipendenza di giudizio, facoltà che difficilmente si possono sviluppare in mezzo a una folla urlante (o all’interno di una scuola occupata, specie quando viene trasformata in una discoteca o in una fumeria). Dovrebbero insegnare a individuare i singoli problemi e le possibili soluzioni, senza cadere in atteggiamenti apocalittici e isterici.

Ammettiamo pure che il dissenso giovanile non sia un’ubriacatura ideologica; ammettiamo che sia sincero e non indotto dall’emulazione; ammettiamo che, nella maggior parte dei casi, non celi una banale voglia di trasgressione a buon mercato: perché allora non trovare forme di protesta originali e propositive?

Perché replicare stanchi rituali vecchi di cinquant’anni? E, infine, perché perdere ore e giorni di lezione? È strano: non si fa che parlare dell’importanza della scuola, ma poi – tra scioperi, manifestazioni, assemblee straordinarie e occupazioni – la scuola è la prima cosa che viene sacrificata a vere o presunte istanze superiori; la didattica è la cosa a cui si rinuncia più a cuor leggero. E con quale risultato?

Con quale beneficio, concretamente, per quella che si ritiene essere la causa degli oppressi? Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. E infine, per quanto riguarda specificamente l’occupazione delle scuole, spesso si dimentica che essa costituisce un reato previsto dal codice penale e che gli studenti delle superiori sono imputabili e in certi casi anche maggiorenni (si dimentica o si finge di dimenticare?).

Lorenzo Bergerard

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