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L’esame in presenza… ai tempi del Covid-19

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Ieri abbiamo ritenuto utile mettere a confronto le ragioni di chi avrebbe preferito esami di “maturità” a distanza e quelle espresse da chi li vuole in presenza. Per leggere l’ampia documentazione fornita sulle motivazioni delle tante componenti (associazioni, gruppi facebook, docenti, famiglie, maggioranza degli studenti, anche presidi perplessi per i problemi organizzativi di esami a scuola) che sostengono l’esame in videoconferenza rimando all’articolo “Esami in presenza: armiamoci… e partite!”, che serve anche a capire, oltre ai rischi sanitari di cui tutti giustamente si preoccupano (da considerare – a parte la presenza in aula di insegnanti e alunni, e all’interno della scuola anche di personale Ata, indossando per ore mascherine e altre protezioni che dovrebbero essere rese disponibili – il grande pericolo costituito dal fatto che soprattutto i ragazzi ma anche molti docenti si spostano con mezzi pubblici, rischiando loro e mettendo a rischio i familiari che vivono con loro, magari anche persone anziane), anche quali strumenti e interventi di protezione sono necessari se si vuole davvero attivare un protocollo di sicurezza che non sia una presa in giro o un semplice contenitore di “parole vuote”, nonché a valutare i complessi problemi organizzativi, ricordando che anche un solo eventuale soggetto “positivo” bloccherebbe il lavoro di tutte le commissioni presenti in quella scuola perché occorrerebbe mettere in quarantena i vari esaminatori (i quali potrebbero comunque essere venuti a contatto indirettamente con il “positivo”), il personale Ata presente, oltre agli alunni che hanno già svolto la prova!

Per agganciarmi all’articolo di ieri che è assolutamente collegato a questo (nel quale ho parafrasato il titolo del libro di Gabriel Garcia Marquez “L’amore al tempo del colera”, da cui è stato tratto anche un film), riporto la parte conclusiva di quanto scritto: a fronte di tante considerazioni, articolate, fondate su dati scientifici e sanitari, su riflessioni di ordine economico (quale costo avrà un esame che per sicurezza, strumenti, sanificazione non può essere organizzato “al risparmio”?) e sociale (oltre che di normale buonsenso) a favore degli esami a distanza (on line), vediamo ora quali sono le ragioni di chi vuole gli esami in presenza.

“Occasione unica”, “sapore dell’esame”, “rito di passaggio”.

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… … No, no, non si è “cancellata” la pagina successiva, neppure il capoverso successivo, neppure la frase successiva, le ragioni espresse sono quelle. E dopo essermi un po’ dilungato su questo trittico di “perle preziose”, infine nell’articolo di ieri aggiungevo che in realtà c’erano un altro paio di motivazioni. Ed ecco la continuazione.

Le altre due motivazioni (in parte collegate fra loro) però non si possono evidentemente esplicitare pubblicamente: la prima è che si vuole compattare anche attraverso questa posizione (l’esame in presenza) una maggioranza spaccata su altri temi, e la scuola (anzi un numero limitato di alunni, i “maturandi”, e i docenti sulla cui considerazione professionale e sociale la politica – e non solo – si è già ripetutamente nei fatti pronunciata “al ribasso”, lasciamo perdere le dichiarazioni di circostanza) diventa un’ottima e “gratuita” occasione per mostrare un esecutivo pressoché unito, quando invece, come dice l’ex ministro Fioramonti, la stessa scuola era praticamente considerata una realtà di secondo piano e spesso veniva messa per ultima tra le priorità e l’interesse dei governi negli anni passati e anche nel passato recente! L’altra motivazione è che una riapertura (limitata agli esami e quindi meno “impattante” di una riapertura tout court delle scuole) dà forza per far considerare “normale” la fase2, e non a caso la viceministra Ascani – peraltro anche vicepresidente del Pd e che ha auspicato in passato un riavvicinamento fra lo stesso Pd con Italia viva, l’area renziana di cui lei stessa prima faceva parte –  poco tempo fa (quando ancora Lucia Azzolina si mostrava incerta, fra “sapore dell’esame” e pareri dei virologi: ma in fondo quale viceministro non”sogna” di diventare un giorno ministro?!) ha dichiarato “dalla riapertura delle scuole dipende la tenuta anche economica del paese” (e io allora ho scritto in un articolo di circa tre settimane fa: “addirittura la tenuta economica della Nazione?! Troppa ‘grazia’, allora pagate i docenti quanto un ministro o un manager!”). Ma ovviamente Anna Ascani è in buona compagnia: tranne eccezioni personali, Pd, M5S e Iv – più “sfumata” (?) la posizione di Sinistra italiana – si sono dichiarati favorevoli all’esame in presenza.

Per il resto, come già sottolineato in passato, luoghi comuni, stucchevoli “amarcord”, esternazioni piene di retorica (anche da parte di docenti), estemporanee petizioni, sostenute da giornali che fanno tendenza politica e che evidentemente vogliono essere “premurosi” con il governo appoggiando nel contempo la volontà di Confindustria & Company.

Ma allora la didattica a distanza non valorizza il merito dimostrato? E se è così, resti soltanto una soluzione emergenziale

Nel “question time” parlamentare di ieri Azzolina ha anche detto che scegliendo l’esame in presenzal’obiettivo è dare ai nostri studenti un esame di Stato che valorizzi al massimo grado il merito dimostrato. Quindi, se l’italiano non è un’opinione (ma per molti lo è, anche in “alte sfere”, come abbiamo avuto modo di sentire e capire in queste settimane) quindi è una mezza sconfessione della tanto decantata didattica a distanza, che evidentemente non “valorizza al massimo grado il merito dimostrato”. Ma oggi i sostenitori della prima ora della didattica a distanza sono favorevoli all’esame in presenza, però vedrete che a settembre saranno nuovamente fautori di un sistema (la Dad, che evidentemente qualcuno intende istituzionalizzare approfittando di una tragedia sanitaria e umana, mentre in effetti va bene solo per periodi emergenziali, e giugno ancora lo sarà purtroppo, speriamo meno di ora ma i virologi sono prudenti) che ora non reputano abbastanza seria per fare esami on line.

Eppure un colloquio d’esame può essere “serio” sia in presenza che a distanza (non è un compito scritto che da casa verrebbe scopiazzato da internet o magari fatto da parenti, né nel colloquio – a domanda fatta o in caso di elaborati tecnico/esecutivi da mostrare – ci saranno venti secondi di tempo per la risposta mentre scorre il cronometro, stile “Rischiatutto”: si risponde subito o se non si sa argomentare non c’è tempo per suggerimenti vari).

Negli atenei gli esami si fanno a distanza (anche quelli di laurea) e il “sapore” rimane lo stesso

Ed ancora, eppure da mesi gli atenei italiani svolgono esami (anche di laurea) a distanza, senza che nessuno, come ho ripetuto da tempo, abbia avuto modo di aprire dibattiti, di sentirsi in dovere di esternare proposte, di diffondere luoghi comuni e raccontare “amarcord” pieni di retorica. Ma quello della laurea non è un momento importante nella vita di un ragazzo, di uno studente, almeno quanto quello dell’esame di maturità?

D’altra parte il Comitato tecnico scientifico nominato dal Ministero è presieduto da un docente universitario (e con un solo insegnante presente fra i 18 componenti), secondo “prassi” quando ci sono Commissioni di studio e di riforma per la scuola: ma perché i “cattedratici” degli atenei, invece di essere così “premurosi” verso la scuola, non pensano a risolvere i tantissimi problemi che ci sono – macroscopicamente visibili – nell’università?

Io proporrei, vista la dichiarata opportunità o addirittura per qualcuno “necessità” di fare svolgere l’esame in presenza, che presso la sede di Viale Trastevere la ministra e la viceministra, insieme al capo dipartimento Bruschi, accolgano tutti i ragazzi che superano l’esame di Stato per salutarli, ad uno ad uno (magari solo quelli che hanno sostenuto la prova a Roma), a due metri di distanza (con le dovute cautele e strumenti di sicurezza). Se poi ci fosse anche il prof. Bianchi della “task force” ancora meglio.

A proposito di “atti di coraggio”

E visto che il Corriere della sera una decina di giorni fa ricordava l’accorato auspicio dello scrittore Paolo Giordano, “sfidando il governo a fare un atto di coraggio (coraggio di chi ?!, NdR) – scriveva il Corriere della sera – e a provare a organizzare l’esame della maturità 2020 dal vivo. In fondo si tratta poco meno di 500 mila ragazzi (beh, se sono meno di 500mila…, NdR), maggiorenni (ah,per giunta maggiorenni, ancora NdR) che in giorni e orari diversi durante il mese che va dal 17 giugno a metà luglio devono raggiungere la propria scuola per un colloquio di un’oretta  circa (e quanto mi pareva, solo un’oretta!, ulteriore NdR) con i sei professori della propria classe più il presidente di commissione”, beh, non sarebbe un atto di coraggio (stavolta di Giordano) quello di andare ogni giorno all’uscita delle scuole della sua città a salutare a sua volta gli studenti (maggiorenni)? Dato che per loro un incontro con uno scrittore di tale livello sarebbe magari “un’occasione unica” (come lui ha definito l’esame di “maturità” sostenendone con forza l’espletamento in presenza e dicendosi preoccupato che potesse non svolgersi così).

Parlando seriamente, sarebbe bastato dopo aver sostenuto per quest’anno l’esame in videoconferenza che ciascuna scuola predisponesse appena possibile, davvero in sicurezza, una cerimonia per salutare i ragazzi che con grande forza di volontà hanno superato un esame di Stato che invece rischiano di ricordare come un incubo (non solo loro, anche il personale scolastico, come suggerito da una riflessione di una docente ed artista, riflessione che ho trovato molto acuta ed interessante). E invece è arrivata l’ufficializzazione dell’esame in presenza (alcune fonti parlano addirittura di esame in presenza ma con l’alunno in un’aula diversa da quella della commissione, in pratica in “videoconferenza ravvicinata”, ma in tal caso sarebbe ancora più incomprensibile far rischiare tutti, determinare grandissimi problemi organizzativi, quando l’esame on line si poteva fare in videoconferenza da casa, a distanza‼), che ha ulteriormente demoralizzato tanti docenti che pensavano che dopo mesi di impegno e sacrifici con la didattica a distanza si sarebbe completato il percorso della Dad anche nel tratto che riguarda gli esami di “maturità”.

Una ufficializzazione senza neppure attendere l’incontro di oggi previsto con le organizzazioni sindacali più rappresentative (cui ieri è stato illustrato, dopo che la Azzolina lo aveva già anticipato nel “question time” alla Camera, dal capo dipartimento Marco Bruschi come si svolgeranno gli esami) per confrontarsi sul Protocollo di sicurezza, senza il quale i sindacati del Comparto scuola avevano affermato in modo compatto che l’esame in presenza non si sarebbe potuto sostenere. Ora che invece è già deciso che si sosterrà in presenza che reazione avranno i sindacati?

E se l’incontro (o meglio la serie di incontri, dato che ci risulta che quello di oggi sia stato assolutamente interlocutorio, pieno di buoni propositi molto generici e dei consueti ringraziamenti per la collaborazione, come in questo periodo è solita fare la ministra, per poi decidere con il suo staff quello che ritiene al di là del parere degli interlocutori ringraziati) per definire il protocollo sicurezza non sortisse l’effetto sperato, cioè non si arrivasse a un accordo che tuteli davvero i lavoratori (e gli studenti), cosa ovviamente auspicata ed evidenziata in una nota congiunta di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams, cosa faranno i leader sindacali? Se ne tornerebbero a casa dicendo soltanto che ancora una volta il comportamento della ministra è per loro inaccettabile, senza però trarne le dovute conseguenze?

Ma non è finita: c’è un altro aspetto, riportato sulla “Tecnica” on line, che lascia perplessi (e non capisco come i sindacati non abbiano replicato, o almeno sinora non ci sono dichiarazioni in merito). Il capo dipartimento Marco Bruschi, rivolgendosi ai sindacalisti, ha detto che è prevista la sessione suppletiva dell’esame di Stato il 10 luglio 2020. L’anno scorso la prima prova suppletiva era stata fissata per il 3 luglio, perché ora così tardi visto che non ci sono gli scritti? Dato che è previsto solo il colloquio è impensabile iniziando la sessione ordinaria degli esami il 17 giugno che si possa arrivare sino al 9 luglio, neppure con classi “superpollaio”. Gli insegnanti quindi avrebbero potuto “liberarsi” prima in quest’annata difficile e piena di insidie: ma qualcuno si rende conto dello stress, della fatica, della paura, della rabbia (a parte il caldo soffocante e nelle condizioni di sicurezza che impongono mascherine, ecc.) dei docenti che si sentono trattati come “pedine” inascoltate?!

Una volta presentato il protocollo di sicurezza (ma cosa conterrà?) molti saranno sollevati, solo docenti, alunni e famiglie rimangono smarriti

Come finirà? Verrà presentato e sottoscritto dal Ministero il protocollo di sicurezza (sigh), cosi anche l’Anp (oggi all’incontro sul tema in questione erano presenti anche rappresentati dei dirigenti scolastici) potrà non essere più contrariata e preoccupata, come quando l’Associazione dei presidi ha dichiarato: “Pur nella piena consapevolezza del valore simbolico dell’esame devono essere soppesate con estrema attenzione tutte le circostanze in cui esso dovrebbe svolgersi. Va affrontato e risolto al più presto il vero problema: definire specifici protocolli di sicurezza inerenti gli strumenti, le procedure e le connesse responsabilità. Non possiamo lasciare sole le scuole – e i dirigenti che ne gestiscono l’attività – nel decidere come organizzarsi. Servono regole chiare e servono subito”. Le regole saranno “nero su bianco”, le firma il M.I. (le sottoscriveranno anche le “parti sociali”?) e il problema, opla!, non c’è più! E i sindacati dei lavoratori? Vedremo.

Gli insegnanti, trattati con “bastone e carota”, solo che le bastonate arrivano sempre, le carote invece mai (se non sotto forma di esteriori ringraziamenti, mal ricompensati, anzi “occhio” perché probabilmente si progetta l’aumento dell’orario di insegnamento, quello di effettivo servizio come ben si sa è assai maggiore già adesso: non ci sono riusciti prima, negli anni passati, ci proveranno con la Dad “a intermittenza” sfruttando questa drammatica situazione), intanto attendono preoccupati e smarriti, quasi rassegnati a “sfidare la sorte” (o magari a cercare soluzioni personali, quando invece è la forza del loro comparto, se uniti, a poter dare le giuste risposte, come avveniva in passato). E con loro attendono anche tanti studenti e le loro famiglie.

Preparazione concorso ordinario inglese