Home Università e Afam Lettera aperta al gruppo di lavoro sulla valorizzazione del personale della scuola

Lettera aperta al gruppo di lavoro sulla valorizzazione del personale della scuola

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Nella pagina di Wikipedia dedicata a Mario Capecchi tra le altre cose si dice: ” All’età di 18 anni Mario Capecchi si trasferì negli Stati Uniti insieme alla madre, grazie al fratello di lei, Henry, che insegnava fisica all’Università di Princeton, dove vide Albert Einstein. Mentre la madre incominciava a lavorare come interprete negli ospedali del New Jersey e di New York, lui iniziò a studiare proprio in questa città, prima di trasferirsi nell’Ohio, dove frequentò l’università presso il piccolo Antioch College e conseguì la laurea in chimica e fisica. Fu poi ammesso all’Università di Harvard, dove conseguì il PhD in Biofisica nel 1967, ma dove, soprattutto, ebbe modo di incontrare uno degli scopritori della struttura del DNA, James Watson, vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1962, che fu suo supervisore per la tesi”.
Quindi ripetendo quanto scritto da Wikipedia si conferma che il nostro premio Nobel frequentò l’università presso il piccolo Antioch College e conseguì la laurea in chimica e fisica. Andiamo ora ad analizzare la domanda n 27 del test d’ingresso a Medicina del 2014 dove si chiede: “
Quale dei seguenti abbinamenti scienziato-campo scientifico non è corretto? A) Mario Capecchi-chimico; B) Enrico Fermi-fisica nucleare; C) Riccardo Giacconi-astronomia; D) Rita Levi-Montalcini-neurologia; E) Camillo Golgi-istologia”. Per il Miur la risposta corretta sarebbe la A. Ma il premio Nobel italoamericano rispondendo di persona a una candidata esclusa dal test di ingresso, ha prontamente fornito un’interpretazione autentica in lingua inglese: «Cara ragazza, mi sono laureato in chimica e fisica. All’università ho conseguito il dottorato di ricerca in biofisica e biologia molecolare. Se mi considero un chimico? Sì. Un biologo molecolare? Sì. Nel mio lavoro mi occupo di tutt’e e tre e d’altro. Cordialmente, Mario Capecchi».

Quindi per il Nobel a sbagliare è stato chi ha formulato quella domanda. Di conseguenza la saga degli errori nei test a risposta multipla continua, confermando un trend che ha origini non molto lontane nei recenti concorsi pubblici riguardanti il mondo scolastico, primo fra tutti l’ultimo concorso per Dirigenti scolastici.

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Nella valorizzazione del personale della scuola si dovrebbe discutere sulla necessità non più rinviabile di trovare una soluzione affinché si interrompa questa emorragia di errori docimologici e non, dando maggiore spazio e stima professionale a chi spende le proprie energie nello studio della propria disciplina oltre al necessario perfezionamento delle tecniche docimologiche su come si organizza un test a risposta multipla inattaccabile.