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Libia, la guerra non è finita ma si pensa già a riaprire le scuole

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Il conflitto tra le forze governative, cosiddette ‘lealiste’ perché fedeli a Gheddafi fino all’ultimo, ed i ribelli, ormai ad un passo dal raggiungere l’agognato obiettivo di rovesciare un regime incontrastato da ben 42 anni, non è ancora terminato. In Libia però già si parla della ricostruzione. E tra le prime necessità c’è quella di rimettere in sesto l’apparato scolastico. Secondo Mahmud Jibril, uno degli otto alti responsabili del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), l’organo politico dei ribelli creato a Bengasi, arrivati a Tripoli per preparare la transizione politica, “l’apertura delle scuole il mese prossimo” è tra le priorità del governo provvisorio insieme con la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate e la cura dei feriti. La scuola, la cura e l’educazione dei bambini, si rivela ancora una volta tra le priorità di un Paese che vuole rinascere.
Tra le prime necessità che il nuovo Governo libico dovrà affrontare c’è anche il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, quindi anche degli insegnanti, sospeso da quattro mesi per via del conflitto.

Anche l’Italia parteciperà al ripristino della normalità in Libia: durante una conferenza stampa svolta presso la Prefettura di Milano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato al collega del Cnt libico Mahmud Jibril, l’intenzione di contribuire in futuro al ripristino del sistema sanitario e scolastico libico e di contribuire all’addestramento delle forze di polizia e militari: “in futuro – ha spiegato il premier nel corso della conferenza stampa successiva all’incontro – siamo pronti ad addestrare le forze di polizia e militari e a dare tutto quello che può occorrere per la scuola e la sanità”.