Elenchi regionali Vs GPS I fascia sostegno, ecco come funzioneranno le nuove immissioni in ruolo

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24.04.2026

Licei o istituti tecnici, Valditara vuole unificare i nomi: la CGIL teme il taglio di un anno

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara torna a parlare di riforma della scuola secondaria. A margine della premiazione del primo Maestro del Made in Italy, a Roma, ha dichiarato che “non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici” e ha annunciato l’intenzione di presentare una legge che cambierà il nome di tutti gli istituti superiori, tecnici e professionali inclusi.

La riforma secondo Valditara

L’annuncio di Valditara appare, in prima battuta, una questione terminologica: tutti gli istituti superiori si chiameranno licei, per abbattere il pregiudizio che ha storicamente considerato l’istruzione tecnica e professionale come “di serie B”. Il ministro ha evocato persino le radici classiche del concetto, ricordando che “Aristotele e Teofrasto, quando parlavano di liceo, parlavano anche di agronomia e di zoologia”. Da qui l’ipotesi di futuri “licei chimici, agrari, meccatronici, tessili”. Sul versante delle Indicazioni Nazionali, le novità strutturali sono rilevanti: la Geostoria scompare, Storia e Geografia tornano discipline separate, l’intelligenza artificiale entra nei programmi di matematica e la letteratura viene riletta come “pratica identitaria”.

La FLC CGIL: “Si nasconde la riduzione a quattro anni?”

È la FLC CGIL a sollevare i dubbi più concreti. Il sindacato richiama una relazione del 2023 redatta da un gruppo di quattordici esperti coordinati dal professor Giuseppe Bertagna, nella quale i percorsi della secondaria vengono già denominati “licei” e si propone di ridurre a quattro anni tutti gli indirizzi. Secondo il sindacato: “Ci chiediamo se nelle intenzioni del Ministero ci siano scelte che vanno al di là di formali cambi di denominazioni, prevedendo invece una riforma a pezzetti della secondaria che arrivi fino alla riduzione di un anno di tutte le scuole superiori”. Un’eventualità che la CGIL respinge con nettezza, citando anche le ricadute occupazionali: la riduzione di un anno comporterebbe, secondo il sindacato, “il taglio automatico del 20% degli insegnanti di sostegno”.

La FLC CGIL ricorda che, allo stato attuale, la riduzione a quattro anni dei percorsi di secondo grado non può essere imposta dall’alto: può avvenire solo su delibera del collegio dei docenti, trattandosi di sperimentazioni volontarie consentite dal DPR 275/1999, non di percorsi ordinamentali. Il sindacato conclude ribadendo la propria “netta contrarietà” al progetto, sia per la riduzione qualitativa che comporterebbe sull’istruzione secondaria, sia per l’impatto sugli organici scolastici. Una posizione che, almeno per ora, si scontra con la visione del ministro: una scuola superiore dove il nome non conta, ma conta – e molto – ciò che si studia e come.

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