Le lunghe tempistiche della liquidazione del TFR e TFS per i dipendenti pubblici rappresentano ormai da anni un grande problema.
Dopo la cessazione del rapporto di lavoro, infatti, il TFR e TFS non sono subito corrisposti, ma passano in media almeno due anni. In molti casi si arriva anche a sette anni di ritardo in caso di pensione anticipata, per di più a rate quando l’importo supera i 50.000 euro.
Ma con la Legge di Bilancio 2026 qualcosa è cambiato e la circolare INPS n. 30 del 27 marzo 2026 illustra e recepisce le nuove norme introdotte in merito ai termini di pagamento per i trattamenti di fine servizio (TFS) e di fine rapporto (TFR) dei dipendenti pubblici.
La novità di maggior rilievo è l’introduzione di una riduzione dei tempi di attesa, che entrerà pienamente a regime dal prossimo anno.
Il legislatore ha avviato una progressiva rimodulazione dei tempi di erogazione per chi lascia il servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio.
Per i docenti e il personale ATA, la normativa conferma una gestione legata al calendario scolastico. La cessazione dal servizio avviene solitamente il 1° settembre, anche se i requisiti pensionistici vengono maturati entro il 31 dicembre dello stesso anno.
Tuttavia, le tempistiche di pagamento possono subire slittamenti significativi se si accede alla pensione tramite canali speciali (come Quota 100, Quota 102, Pensione anticipata flessibile…). In queste situazioni, i mesi di attesa (12 o 24 a seconda dei casi) non iniziano a decorrere dalla data di uscita effettiva dal lavoro, ma dal momento in cui il lavoratore avrebbe maturato il requisito “teorico” per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria.
Le tempistiche variano anche in base alla causa di interruzione del rapporto:
L’importo spettante non sempre viene versato in un’unica soluzione, ma dipende dalla cifra lorda accumulata:
L’Inps ricorda che, in caso di mancato rispetto di queste scadenze, al pensionato spettano gli interessi legali calcolati per ogni giorno di ritardo.
Il 5 marzo 2026, un nuovo intervento della Corte costituzionale richiama il legislatore a intervenire per superare i meccanismi di pagamento differito e rateizzato. La Consulta ha stabilito di concedere al Parlamento un anno di tempo per programmare una riforma che elimini gradualmente queste modalità di erogazione.
Nell’ordinanza numero 25, la Corte rileva che, nonostante i precedenti richiami contenuti nelle sentenze n. 159 del 2019 e n. 130 del 2023, non è stato ancora avviato «in modo sostanziale» il processo di graduale ma completa eliminazione dei tempi di attesa per il pagamento del TFS ai lavoratori pubblici cessati dal servizio per limiti di età o di servizio.
Secondo i giudici costituzionali, le modifiche introdotte negli ultimi anni hanno avuto un impatto limitato. Da un lato, è stata ampliata la platea dei dipendenti in condizioni di fragilità che possono ricevere l’intero trattamento entro tre mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Dall’altro, è stata prevista una riduzione una tantum di tre mesi del termine di liquidazione del TFS, con decorrenza dal 1° gennaio 2027.
La Corte ha ribadito che il sistema attuale presenta un problema di compatibilità con l’articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto del lavoratore a una retribuzione adeguata e tempestiva. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che una cancellazione immediata delle norme contestate comporterebbe effetti rilevanti sulle finanze pubbliche.
L’eliminazione retroattiva delle dilazioni renderebbe infatti immediatamente esigibili tutti i trattamenti di fine servizio, con un impatto significativo sul fabbisogno di cassa dello Stato.
Per questo motivo la Consulta ha deciso di rinviare la decisione finale e di concedere tempo al legislatore per intervenire con una disciplina organica, anche attraverso un percorso graduale.
La trattazione delle questioni di legittimità costituzionale è stata quindi rinviata all’udienza del 14 gennaio 2027. In quella sede la Corte valuterà se nel frattempo sarà stata approvata una riforma in grado di pianificare l’eliminazione dei meccanismi di differimento e rateizzazione del TFS per i dipendenti pubblici.