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TFR/TFS, nella Legge di Bilancio 2026 una nuova penalizzazione per chi lavora nella PA: la denuncia della CGIL

Lara La Gatta

La Legge di Bilancio 2026, presentata dal Governo come un provvedimento capace di migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, si rivela in realtà – denunciano Cgil nazionale, Flc Cgil, Fp Cgil e Spi Cgill’ennesima beffa ai danni di chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi essenziali, a partire dalla scuola.

Al centro delle critiche c’è l’articolo 44, una misura che dovrebbe accelerare i tempi di pagamento del TFS e del TFR, ma che secondo i sindacati produce un duplice danno: non risolve la storica disparità con il settore privato e allo stesso tempo sottrae ulteriori risorse alle persone prossime alla pensione.

Un anticipo solo apparente che ignora la Corte Costituzionale

Nel 2023 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130, aveva chiesto al legislatore di eliminare l’irragionevole differenza tra pubblico e privato nei tempi di erogazione delle liquidazioni.

La risposta del Governo, osservano Cgil, Fp, Flc e Spi, è stata un anticipo di appena tre mesi e solo per le pensioni di vecchiaia. I tempi di attesa – che possono arrivare fino a sette anni – e la rateizzazione restano praticamente invariati.

In questo modo il problema strutturale rimane intatto, il monito della Corte viene ignorato e continua la discriminazione nei confronti del pubblico impiego, scuola compresa.

La sorpresa nascosta: addio alla detassazione

Ma il punto più grave, spiegano i sindacati, è un effetto collaterale quasi invisibile: l’anticipo di tre mesi cancella la detassazione fino a 50.000 euro prevista quando il pagamento avviene almeno dodici mesi dopo la cessazione dal servizio.

Con il nuovo meccanismo questo requisito non matura più, e ciò si traduce in una perdita secca di circa 750 euro a lavoratrice/lavoratore.

Sulla platea stimata di 30.122 pensionamenti di vecchiaia – come riportato nella relazione tecnica – lo Stato recupera 22,6 milioni di euro, prelevati direttamente dai TFS/TFR del personale.

La scuola paga due volte: liquidazioni più leggere e salari erosi

A questo intervento si somma una perdita di potere d’acquisto che negli ultimi anni ha colpito duramente il personale pubblico.

Secondo le elaborazioni della Cgil, l’impatto dell’inflazione e del mancato rendimento può ridurre il valore delle liquidazioni di:

  • circa 18.000 euro per chi percepisce 30.000 euro lordi annui,
  • oltre 25.000 euro per chi ha un reddito di 40.000 euro,
  • più di 41.000 euro per retribuzioni da 60.000 euro.

Nella scuola, dove gli stipendi restano tra i più bassi dell’area OCSE, questi numeri assumono un peso ancora maggiore.

A ciò si aggiunge il fatto che i CCNL 2022/24, non sottoscritti da Fp Cgil e Flc Cgil, hanno prodotto una perdita salariale media superiore al 10%, senza che la Legge di Bilancio preveda finanziamenti adeguati ai futuri rinnovi.

https://www.tecnicadellascuola.it/pensioni-il-governo-meloni-peggiora-la-legge-fornero-nella-lega-ce-chi-se-la-prende-col-suo-ministro-giorgetti-ripristini-almeno-quota-103-e-opzione-donna

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