Breaking News

Lotta all’abbandono scolastico, Italia in prima linea tra i paesi UE con sistemi di allerta precoce e strumenti come i Piani educativi individuali

L’ultimo paper Eurydice dal titolo Strategie nazionali per affrontare l’assenteismo e l’abbandono precoce dell’istruzione e della formazione evidenzia come l’Italia sia tra i pochi sistemi educativi europei ad aver già implementato sistemi di allerta precoce e piani personalizzati per combattere l’assenteismo e il fenomeno dell’ELET (acronimo che sta per “Early Leavers from Education and Training” ad indicare i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato prematuramente gli studi).

Di fronte alla sfida europea di ridurre la percentuale di ELET a meno del 9% entro il 2030, l’Italia si posiziona come uno dei paesi più attivi nell’implementazione di politiche mirate. Nonostante la media UE dell’abbandono scolastico si attesti ancora al 9,4% nel 2024, il nostro Paese ha già messo in campo strumenti che molti altri partner europei stanno ancora sviluppando.

Sistemi di allerta precoce: Italia in prima linea

Uno dei dati più significativi riguarda i sistemi di allerta precoce. Questi strumenti, basati sul monitoraggio sistematico di assenteismo e rendimento, sono considerati fondamentali per intervenire prima che il disimpegno diventi irreversibile. L’Italia è uno dei soli 10 sistemi educativi europei (su 37 analizzati) ad aver già implementato un sistema di questo tipo a livello centrale.

Il confronto con il resto d’Europa è netto: mentre l’Italia condivide questa infrastruttura con paesi come Francia, Polonia e Bulgaria, ben 27 sistemi educativi europei non dispongono ancora di alcun sistema di allerta precoce. Altri quattro paesi (Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo e Slovacchia) sono attualmente in fase di sviluppo di tali sistemi.

Un approccio multidimensionale all’assenteismo

L’assenteismo è spesso il primo segnale di una “spirale discendente” che porta alla povertà educativa e a minori opportunità lavorative. Per contrastarlo, l’Italia adotta un approccio che la ricerca definisce efficace: la combinazione di almeno cinque diverse tipologie di misure, tra cui il coinvolgimento delle famiglie, il miglioramento del clima scolastico e il supporto psicologico.

In questo ambito, l’Italia fa parte di un gruppo ristretto di 16 sistemi educativi (che include anche Germania, Spagna e Svezia) che promuovono attivamente politiche integrate per la partecipazione scolastica. La maggior parte dei paesi europei, invece, non raggiunge ancora questo livello di capillarità nelle misure di sostegno.

Piani educativi individuali: non solo per la disabilità

Un altro punto di forza del modello italiano emerge nell’uso dei piani educativi individualizzati (PEI). Tradizionalmente riservati agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali (BES) — una pratica comune a 29 sistemi europei — l’Italia ha esteso questa strategia.

Secondo il rapporto, l’Italia appartiene a quella minoranza di sistemi (circa un terzo del totale) che promuove l’uso di piani personalizzati per tutti gli studenti a rischio di abbandono, indipendentemente dalla presenza di una disabilità certificata. Questo approccio permette di rispondere a sfide personali e sociali complesse, garantendo continuità nell’apprendimento anche ai soggetti più vulnerabili.

Le sfide aperte

Nonostante i progressi nelle politiche di monitoraggio e personalizzazione, resta ancora del lavoro da fare su scala europea e nazionale. Il rapporto evidenzia come la flessibilità degli orari e le modalità di apprendimento alternative (come il blended learning) siano ancora carenti in molti sistemi. Inoltre, la formazione specifica degli insegnanti su interventi mirati per l’ELET è meno diffusa rispetto alle pratiche generali di inclusione.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate