E’ stata definita “scrittrice partigiana”, negli anni ’70 Lucia Tumiati era diventata molto nota come autrice del libro “Una scuola da bruciare” anche se poi in realtà nel corso dei decenni ha scritto moltissimo soprattutto per i bambini e le bambine.
E’ mancata la scorsa settimana, a Firenze, a 99 anni, l’11 agosto, esattamente nello stesso giorno in cui la città veniva liberata.
Ne parliamo con Silvana Loiero che da molti anni si occupa di didattica dell’educazione linguistica ed ha collaborato attivamente con il GISCEL, fin dalla sua fondazione.
Se dovessimo ricordare l’attività di scrittrice di Lucia Tumiati, a cosa dovremmo riferirci?
Sicuramente al fatto che lei fin dagli anni Sessanta e Settanta aveva anticipato temi che, in quel momento, erano poco presenti nei cataloghi scolastici: i pregiudizi (Saltafrontiera, 1961), la memoria civile (Racconti della Resistenza europea, 1976), l’adozione e l’intercultura (Cara piccola Huè, 1987), l’inclusione (Il pianeta dei bambini diversi, 1989).
E poi della sua produzione degli anni 2000 vanno ricordati Una stella nel buio, La pace è bella e Il mio amico invisibile.
Parliamo di questo ultimo libro…
Sì è un libro importante perché dà voce alle emozioni dei bambini nei momenti di cambiamento (trasloco, classe nuova, spostamento di amici) senza edulcorare i problemi. L’“amico” Pac è una presenza che accompagna il protagonista: lo aiuta e poi si fa da parte, lasciando spazio all’autonomia. È uno di quei libri che insegnano a chiedere aiuto, a riconoscere ciò che si prova e a crescere un passo alla volta. L’autrice, con lingua chiara e sguardo rispettoso, crea le condizioni che permettono al lettore di vedere questo percorso di crescita.
C’è un filo conduttore nella sua produzione?
Certamente: il filo rosso dei suoi libri è fatto di parole semplici su temi seri; bambini e ragazzi sono trattati da persone, e la fantasia aiuta a capire la realtà e a vedere meglio le cose.
Aveva collaborato molto con Mario Lodi, in che modo?
Il rapporto con Mario Lodi è un pezzo importante della storia di Lucia Tumiati. Per la Biblioteca di Lavoro aveva curato il doppio fascicolo 67/68, Zingari ancora una volta un problema importante, guardato senza pregiudizi.
E poi negli anni Ottanta aveva collaborato al giornale A&B – Adulti e Bambini, ideato da Lodi.
Ritorniamo un po’ indietro, perché Una scuola da bruciare fu un libro importante?
E’ un libro che dice tutto già dal e si apre con una lettera di Mario Lodi a Lucia: intensa, di accusa e di speranza. Non è una recensione: è un atto che mette in discussione le basi del sistema educativo. Lodi parte dal proprio passato di giovane maestro nel 1940, sotto il fascismo; quel ricordo gli serve per un confronto duro con il presente. Nelle pagine raccolte da Tumiati rivede tracotanza e indifferenza di adulti che non rispettano i bambini. La scuola, dice, conserva una struttura gerarchica che comanda dall’alto invece di servire il popolo.
E poi c’è stata la lunga collaborazione con Giunti Scuola
Nel 2015 Tullia Colombo, allora direttrice editoriale di Giunti Scuola, volle che la casa editrice premiasse Tumiati nel corso dell’evento A scuola si legge. Colombo l’aveva conosciuta anni prima, quando lavorava per Juvenilia. A proposito di Lucia Tumiati ha raccontato: “Volevo una collana nuova di narrativa per la scuola elementare. Lucia, senza esitazioni, mi diede Cara piccola Huè: adozione, intercultura, relazioni, bambini che si capiscono pur nelle difficoltà. Temi nuovi, non usuali per quei tempi, da portare a scuola a competere con i classici. Fu uno dei primi libri dell’Orsa maggiore. Tumiati insieme a Pitzorno, Piumini, Nöstlinger… ci siamo conosciute così”.
Lei pensa che il lavoro di Lucia Tumiati sia stato adeguatamente apprezzato in ambito editoriale?
Siamo in tanti a pensare che, soprattutto negli ultimi anni, Tumiati non sia stata valorizzata come meritava: i libri hanno continuato a circolare, ma non sempre con ristampe ordinate e edizioni curate all’altezza. Sarebbe giusto pensare a nuove edizioni (magari un’opera omnia) e riportare stabilmente i titoli nei cataloghi scolastici. Non per nostalgia, ma per responsabilità verso chi legge oggi.
Perché Lucia Tumiati ha parlato ai ragazzi sul serio, con parole pulite e senza girarci intorno. Il modo giusto per ricordarla è semplice: rimettere in circolo i suoi libri e farli leggere a chi cresce adesso. È gratitudine, ma soprattutto buona scuola.