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Aggiornato il 29.01.2026
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Ma i pedagogisti sono davvero una “setta”?

Pochi giorni fa Il Gessetto, un gruppo di insegnanti e dirigenti di scuola che sta raccogliendo anche sui social un seguito sempre più ampio, ha ripubblicato un breve estratto di un filmato del 2018 in cui Luciano Canfora pronuncia parole molto dure contro quella che lui definisce la «pericolosissima setta ereticale» dei pedagogisti.

Dal nostro post è scaturita una vivace polemica da parte dell’ANPE – Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani – e di altri esponenti della categoria chiamata in causa dal professor Canfora. Dato che nella nota dell’ANPE si è arrivati a mettere in dubbio la veridicità del filmato diffuso dal Gessetto, è opportuno in primo luogo osservare che l’autenticità della citazione è dimostrata dall’esistenza del filmato integrale (www.youtube.com/live/Qh5qp3XjXsw?si=w2ZnPzpd5aaiC2fQ) dal quale essa è stata estrapolata.

In secondo luogo, al fine di fugare il dubbio che il professor Canfora in quell’occasione si sia abbandonato a dichiarazioni gratuite e bizzarre, è anche opportuno chiarire il contesto in cui esse sono state proferite. L’occasione era quella di una conferenza, tenuta il 10 ottobre 2018, sull’insegnamento delle lingue classiche, dove egli osservava quanto la traduzione sia «un atto costante con cui le civiltà dialogano e si intrecciano» e come essa sia «un esercizio formidabile che mobilita sia l’intuizione sia la conoscenza lessicale».

In merito al secondo punto (la conoscenza lessicale), Canfora confermava la validità del «suggerimento empirico molto saggio» di Pascoli e di Pasquali, che prescrivevano di partire dalla «massima conoscenza possibile del lessico». E alla luce di questo «suggerimento empirico» egli lamentava — ecco il punto in questione — quanto sia «un peccato» che il motto «mai lo sforzo mnemonico!» fosse stato coniato dalla «setta ereticale pericolosissima dei pedagogisti», da lui definita «un pericolo gravissimo nel mondo della ricerca e della scuola».

Canfora osservava, ed è difficile fino a prova contraria dargli torto, che «nessuno è mai morto di sforzo mnemonico», e proseguiva dicendo che i pedagogisti «purtroppo hanno un potere enorme al ministero, quindi le riforme, una più sbagliata dell’altra, sono il prodotto di questa setta». Infine egli concludeva ottimisticamente dicendosi «convinto che la luce vincerà sulle tenebre» e che «quindi prima o poi saranno dispersi».

Ora, l’affondo polemico è certamente forte. Ma chiunque voglia esprimersi sulla base della conoscenza diretta della scuola non può negare che il pensiero pedagogico oggi dominante (da cui non ci risultano prese di distanza significative nella categoria) abbia mortificato l’esercizio della memoria e osteggiato la sua funzione primaria e insostituibile non solo per la conoscenza lessicale ma per qualsiasi apprendimento, con conseguenze gravissime sulla qualità del sistema di istruzione.

Chi non ne avesse (ma sembra difficile) esperienza, oppure sentisse il bisogno di una bibliografia per riconoscere l’ovvio, può trovarne conferma nei tanti contributi approfonditi e documentati pubblicati sul nostro sito, e prima ancora nei libri di E. D. Hirsch, Jr. (1996), Giulio Ferroni (1997), Lucio Russo (1998), Massimo Bontempelli (2000), G. Israel (2008) e di molti altri (tra cui gli atti di due convegni sulla scuola pubblicati da Il Cerchio a cura di E. Frezza).

“Una setta pericolosissima”: guardando non solo al tema della memoria, ma più in generale alla condizione della scuola italiana di oggi, ciascuno potrà stabilire se la provocazione di Canfora sia stata gratuita e priva di fondamento.

Redazione de Il Gessetto

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