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Maestra a Milano: non posso permettermi più una casa. Affitti esosi e stipendio al palo

Pasquale Almirante

Il fenomeno non riguarda solo gli studenti fuori sede che frequentano le università milanesi, ma anche i professionisti che si trasferiscono nella città meneghina per lavoro. Ed è fenomeno diffuso, quello appunto della difficoltà a trovare un alloggio, e quando lo si trova i prezzi di affitto sono alle stelle, quasi pari allo stipendio mensile che si riceve per il proprio lavoro.

Una condizione inaccettabile, come è facile intuire, a cui però non si riesce a porre rimedio, forse per interessi contrastanti e forse pure per la consueta accidia di chi gestisce la Cosa pubblica.

Capita allora che una maestra, che ha sempre desiderato fare questo mestiere, lasci la Sicilia, dove le cattedre, per altri motivi, sono poche e mal gestite, per raggiungere Milano, dove ha inoltrato domanda di insegnamento, ma dove deve fare i conti con altre difficoltà, come appunto l’alloggio e i suoi costi.

E dunque, a fronte di uno stipendio inadeguato, quello che una docente di prima (ma anche di seconda e di terza) nomina prende, si contrappone il costo tropo alto dell’affitto di un abitazione. 

Trasferitasi, come racconta Vita.it, a Milano nel 2021, alla maestra, che aveva trovato all’epoca una casa, compatibile in qualche modo col suo magro stipendio, oggi il proprietario le chiede, per il prossimo anno, un aumento importante che lei non può più affrontare. Perché, all’aumento della vita, a causa dell’inflazione, non corrisponde l’aumento dello stipendio. 

Laureata in Scienze dell’educazione e poi in Scienza della formazione, viene a Milano dove ottiene il posto e dove completa il Tfa per il sostegno, spendendo “3.700 euro per nove mesi di corso, durante i quali ovviamente dovevo comunque continuare a pagare l’affitto”.

In altri termini, racconta l’insegnante, dagli attuali 750 euro al mese, per un monolocale più o meno di 40 metri quadri, escluse le spese, non sa quanto il proprietario le chiederà di aumento, ma di certo incompatibile col suo stipendio di 1.500 euro. Stipendio che però, fa notare la maestra, col passaggio in ruolo, invece di aumentare, decrescerà, in attesa del primo scatto di carriera.

E oggi dunque, non potendo far fronte alle richiesta del proprietario, sta cercando un nuovo rifugio, ma a Milano, spiega la docente,  si parla di affitti tra gli 800 o 900 euro per un monolocale di 27 metri quadrati, spese escluse, al mese. 

Situazione assurda, anche perché, in questo momento di passaggio in ruolo, non può lasciare Milano, vigendo il vincolo di rimanere per tre anni nella stessa scuola.

Tuttavia, precisa la donna, anche a voler cercare casa “nelle aree più esterne, se vuoi stare nei pressi di una fermata della metropolitana, gli affitti salgono subito moltissimo. Non nascondo che questo mi dà da pensare. Mi dà ansia, perché poi possono esserci anche delle spese inaspettate… in una situazione così, è difficile riuscire a pianificare la propria vita”.

L’altra alternativa, confessa a Vita.it, potrebbe essere quella di comprare una casetta a Milano o nello hinterland, ma anche su questo versante, ci sono non poche difficoltà legate sempre ai costi: “Per un piccolissimo monolocale più o meno nella mia zona mi chiedevano quasi 200mila euro. Era praticamente una stanza. La situazione a Milano è veramente degenerata”.

E se il costo della vita a Milano, e non solo, è degenerato, come spiega la maestra, gli stipendi rimangono gli stessi, piantati al suolo e ancorati al terreno, ormai da troppo tempo, mentre fiumi di euro escono dalle casse dello Stato per finanziare armamenti, centri di confino per immigrati e sperperi vari.

Sulla stessa frontiera di questa docente, ce ne sono altre, quante altre e quanti altri non è dato sapere, ma sufficienti per speculare, secondo il vecchio principio del prendere o lasciare, perché la concorrenza e la fame di alloggi è così alta che un affittuario disposto a pagare somme salate si trova comunque.

Conclude tuttavia la maestra: “Non vorrei sopravvalutare la mia funzione, ma la nostra professione è importante perché siamo quelli che formano la generazione futura. Eppure noi insegnanti italiani siamo tra i peggio pagati a livello internazionale. E se devo essere del tutto sincera, a Milano è diventato quasi impossibile vivere per la nostra categoria”.

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