Home Alunni Maker Faire Roma, spazio anche per un robot progettato dall’Istituto di tecnologia

Maker Faire Roma, spazio anche per un robot progettato dall’Istituto di tecnologia

CONDIVIDI

Alla Maker Faire Rome  è stato possibile incontrare il robot ‘cucciolo’ iCub. Un robot  realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) per studiare l’intelligenza artificiale applicata alla robotica.

iCub è un robot alto poco più di un metro (104 centimetri), proprio come un bimbo di 4 anni, e pesa 22 chili. È “figlio” di RobotCub, iniziativa dell’Unione Europea il cui obiettivo era quello di comprendere meglio i processi di apprendimento nei più piccoli proprio attraverso la realizzazione di un umanoide bambino.

iCub robot dispone di 53 motori grazie ai quali può muovere la testa, gli arti superiori e inferiori e la vita. Può vedere e sentire e ha il senso della sua posizione nello spazio (la propriocezione). Sa gattonare e mettersi a sedere, può afferrare e in generale manipolare oggetti grazie alle sue mani dotate di tatto, caratterizzate da nove snodi.

ICOTEA_19_dentro articolo

A proposito di tatto: ha circa 4 mila sensori in tutto il corpo in parte ricoperto da una membrana artificiale simile alla pelle. iCub robot impara dall’esperienza, dall’interazione con tutto ciò che lo circonda. Ogni giorno è una nuova occasione per migliorarsi, così come continuano a migliorano le tecnologie che lo rendono sempre più simile a noi esseri umani.

Progettato dagli undici partner del progetto, è stato sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, e successivamente adottato da una trentina di laboratori di numerosi Paesi. La sua realizzazione ha richiesto l’impegno di un team multidisciplinare. Oggi, dopo oltre dieci anni, è la piattaforma robotica umanoide più diffusa al mondo.

Il percorso di studio e ricerca incentrato su iCub, si inquadra nel progetto CHRIS fondato dal Programma dei sistemi cognitivi e della robotica della Commissione Europea.

Finora sono stati costruiti venti di questi esemplari, molti dei quali sono inviati in altri centri di ricerca dislocati in tutto il mondo, per imparare compiti diversi, un po’ come si farebbe con un adolescente a cui si vuole impartire un’educazione multi-culturale.