Gabriella Congiu, saggista e critico letterario, giornalista e sociologa, manda in libreria, per Algra Editore, una monografia intorno all’opera complessa e variegata di una fra le più significative scrittrici siciliane contemporanee, “Maria Attanasio. Il tempo raccontato”, 15 euro. Uno studio composito e attento sugli scritti di questa donna che ha raccontato gesta, situazioni, luoghi e incanti per lo più legati alla sua Caltagirone e comunque alla sua terra di Sicilia, a cui si sente profondamente legata anche dall’uso che ha fatto del dialetto nelle sue poesie, di cui in ogni caso in questo testo di Congiu si rende conto al lettore.

Parte dai romanzi di Attanasio, la saggista, e in primo luogo da quello su Paolo Ciulla, un falsario della sua città che riuscì a beffare, agli inizi del Novecento, perfino i maggiori esperti della Banca d’Italia, fabbricando biglietti falsi da 500 lire. Tuttavia, non è la storia in sé che ha attratto l’attenzione di Attanasio, bensì come un uomo di provincia, dimesso, dileggiato per la sua omosessualità, sia riuscito a entrare in tale grande ingranaggio sfruttando le sue oggettive ottime doti di pittore e se vogliamo pure di artista, visto che ne tentò la via, ma senza il successo sperato. Da qui lo scavo psicologico sul personaggio e le conseguenti citazioni sugli scrittori siciliani, con cui in qualche modo la saggista tenta di fare dei paralleli e dei rimandi, da Leonardo Sciascia a Gesualdo Bufalino, per confermare il ruolo spesso diffamatorio di una certa società contro cui spiriti sensibili si ritrovano alla fine a lottare, con tutti i mezzi, per riscattarsi.
Così pure la storia di Concetta La Ferla, esempio ante litteram di femminismo, fondatrice, negli anni delle grandi opposizioni ideologiche, subito dopo la Seconda guerra, della sezione femminile del Pci a Caltagirone, patria di Mario Scelba e pure di don Sturzo, e dunque città conservatrice e anticomunista per vocazione, scelta e connotazione politica. Storia esemplare in qualche modo, mentre vengono fuori dall’analisi di Congiu, dentro gli scritti di Attanasio, il suo indagare l’universo femminile, con le sue debolezze ma anche i suoi eroismi, come la protagonista di un altro suo grande romanzo, quella Rosalie Montmasson, l’unica donna che si imbarcò con i Mille di Garibaldi, compagna e moglie ripudiata di Francesco Crispi.

Personaggi allora, sottolinea l’autrice, che hanno fatto delle loro debolezze la “forza di un vivere comune che, se non appaga, rassicura”, mentre appare la duttile capacità dell’Attanasio di scavare il trascorso storico attraverso personaggi femminile per lo più scordati e rielaborarli grazie ai reperti documentali, dando così luogo ad una narrazione reale e per quanto possibile accaduta, concreta. La ricerca storica di Attanasio per svelare “Le menzogne della notte” care a Bufalino, ma anche per esplorare, come la migliore letteratura isolana suggerisce, i meandri dell’animo umano, quelle pazzie e quelle “corde invisibili” che hanno fatto scrivere pagine intense a Vincenzo Consolo sull’ignoto marinaio, i cui occhi profondi ancora inseguono l’osservatore, un po’ più attento e sensibile.
E così la produzione poetica della Attanasio, nella “dozzina” al Premio Strega con la “La rosa Inversa”, Sellerio, è messa sotto osservazione da Congiu che in ogni caso dimostra una profonda conoscenza della critica letteraria, con le sue giravolte appassionanti e appassionati, attorno agli autori che nel corso della sua analisi appaiono, cosicchè il saggio sulla scrittrice, diventa anche un sapiente excursus sulla letteratura contemporanea e non solo. Una passeggiata, direbbe Eco, fra i più rigogliosi boschi narrativi, alla ricerca degli avventurosi paladini della parola, capaci di trasformare la storia in affabulazione cristallina, chiara come quel lago da cui appare la Fata Morgana, che nel caso di Attanasio è la sua città, da cui attinge forza.
Un libro allora, questo di Congiu sulla scrittrice calatina, che oltre a rendere chiaro il messaggio poetico della Attanasio, restituisce al lettore strumenti idonei per capire fino in fondo la critica letteraria e come essa si estrinseca e si imbastisce, fra una citazione e l’altra, un riferimento e un altro, un autore e l’altro.