Qualche giorno fa si è parlato molto della storia di un ragazzo di origine pakistana che si è impegnato per andare a scuola e conseguire la maturità quest’anno, senza però riuscirci. Il caso ha scatenato varie polemiche: la scuola, i suoi compagni, si sono mobilitati per lui.
Il giovane ha deciso di dire la sua a Il Corriere della Sera: “Voglio essere chiaro. Io non chiedo compassione, ma puro e semplice rispetto della normativa scolastica che prevedeva, nel mio caso, l’applicazione piena anche in sede d’esame del piano didattico personalizzato per svantaggio linguistico con relativi strumenti compensativi”.
“Quando la scuola mi avrà finalmente dato copia dei documenti che ho richiesto, farò le mie valutazioni. I miei compagni e gli insegnanti che mi hanno conosciuto da vicino – coloro che mi hanno seguito e hanno avuto rispetto del mio impegno – sanno che sino a qui non potevo fare più di così”, ha aggiunto.
Ecco cosa ha deciso di fare per l’anno prossimo: “Mi sono riscritto alla quinta dell’anno prossimo, non potevo farne a meno. Ho bisogno di conseguire il diploma per fare un lavoro dignitoso”.
Come riporta Il Corriere della Sera, la scuola, tra docenti e studenti, si sta mobilitando per lui. Il ragazzo 20enne si sarebbe impegnato moltissimo, e non meriterebbe di essere bocciato, affermano. Non sarebbe riuscito ad ottenere il diploma anche se, ogni giorno, per andare a scuola impiegava due ore di tragitto.
Proprio lui che, scrivono i suoi compagni in una lunga lettera commovente, “in questi cinque anni ha sempre messo tutto il suo impegno e la sua volontà, nonostante le difficoltà legate alla lingua, alla lontananza dal suo Paese e dalla sua famiglia”. Si tratta dell’unico bocciato alla maturità dell’istituto.
“Riteniamo che abbia subito un’ingiustizia — scrive la classe —: spesso non è stato capito nè aiutato nel modo adeguato e non ci si è preoccupati abbastanza della sua situazione. All’inizio del nostro percorso c’erano 10 compagni appena arrivati in Italia, di questi solo lui è riuscito ad arrivare alla maturità insieme a un altro compagno che però aveva già un diploma ucraino non riconosciutogli. Questo dimostra quanto sia difficile ottenere un diploma professionale anche solo per potersi costruire un futuro dignitoso, per chi impara l’italiano direttamente durante gli anni delle superiori”. Anche considerando, sottolineano sia gli studenti che i docenti, che “in 5 anni abbiamo avuto 7 insegnanti di italiano diversi”.
L’appello degli amici è chiaro: “Vogliamo aiutare a cambiare il destino del nostro compagno. Merita una possibilità per tutto quello che ha dimostrato ogni giorno. Si alzava alle 5 del mattino per essere a scuola puntuale e ha fatto pochissime assenze, oltre a non aver avuto alcun debito formativo. Ed è anche diventato tutor di altri ragazzi NAI con il ruolo di mediatore, è stato un elemento prezioso per la classe”, dicono.
Non si capacitano dell’epilogo di questa storia i docenti che il ragazzo ha avuto nel suo percorso. Una sua prof, precaria, è stata sua docente fino all’anno scorso e negli ultimi dieci giorni prima dell’orale ha passato sette ore al giorno con lui (gratuitamente) per aiutarlo a studiare. “Posso dire — dice — che si è preparato al massimo, mi chiedo come si debba sentire ora. La qualifica di studente NAI dura due anni, poi si può avere un percorso didattico personalizzato (Pdp) per svantaggio linguistico, ma spesso questi documenti sono ‘fragili’, perché non c’è troppa condivisione dentro i consigli di classe”.
Ecco la replica della scuola, da Il Resto del Carlino: “Non si può parlare di fallimento del sistema scolastico né di protocolli che non funzionano”. Purtroppo, aggiunge il dirigente scolastico, “la commissione d’esame non ha avuto alternative. Ci dispiace moltissimo, perché riconosciamo l’impegno, ma le prove scritte sono risultate insufficienti”. E non solo la prima prova, quella di italiano, sulla quale gli esaminatori avrebbero tenuto conto delle difficoltà linguistiche del ventenne. A non raggiungere il ’voto soglia’ sarebbe stata anche la prova professionalizzante in ’Manutenzione e assistenza tecnica’.
“Confidiamo di poterlo convincere a riprendere gli studi e affrontare nuovamente la Maturità – prosegue il dirigente scolastico –. È normale incontrare qualche pietra d’inciampo lungo il proprio percorso. Vorremmo fargli capire che non contano le cadute, ma come ci si rialza”.
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ricordando che: “Il governo ha stanziato 13 milioni di euro per il potenziamento della lingua con corsi extracurricolari in favore dei ragazzi stranieri e a settembre è prevista l’assunzione di mille docenti formati per insegnare l’italiano a chi arriva dall’estero”.