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Mea culpa Pd, l’on. Francesco Boccia: abbiamo sbagliato, ma ora i soldi della flat tax diamoli ai docenti

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“Anziché dare i soldi alla flat tax, bisogna mettere tutto su insegnanti e scuola”: a dirlo è l’on. Francesco Boccia, del Partito Democratico e candidato alla segreteria del Pd come alternativa a Matteo Renzi, nel corso di un incontro tra la gente dei mercati rionali di Torino.

“Le radici del Pc le abbiamo perse”

Alcuni passaggi dell’incontro di Boccia con i cittadini piemontesi sono stati ripresi in un video di poco più di due minuti.

“Sto continuando il giro dei mercati d’Italia, tra elettori ed ex elettori delusi del PD, per farmi dire le ragioni del loro abbandono. Voglio ascoltare ovunque nel Paese le loro ragioni”, ha esordito il democratico.

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Le radici del Pc le abbiamo perse”. E ancora: bisogna “ristabilire il contatto con le periferie”, per tornare a “portare avanti il pensiero collettivo”

Meglio ridurre le tasse sul lavoro che imporre la flat tax

Poi arriva l’appello alla gente, la richiesta di tornare a credere nella sinistra: “In questi anni – ha detto ancora Boccia, che tanto si è speso, seppure senza produrre risultati, per la questione dei Quota 96 – abbiamo sbagliato molte cose, d’ora in poi il Pd dovrà occuparsi esclusivamente dei bisogni degli ultimi partendo da lavoro e scuola”.

Infine, il candidato alla segreteria Pd, carta e penna alla mano, ha spiegato che “è più conveniente abbassare a tutti le tasse sul lavoro anziché seguire la strada della flat tax imposta dalla Lega”.

Sinora per la scuola dalla manovra solo tagli

Già nei giorni scorsi, l’on. Francesco Boccia aveva detto: “Tutti i soldi presi a debito per la prossima legge di Bilancio investiamoli sulla scuola, non su una flat tax che favorisce i più ricchi”.

Sempre il democratico aveva rimarcato che per la scuola sinora, con la manovra di fine anno abbiamo avuto solamente tagli pari a circa 110 milioni di euro e una serie di fondi “ridistribuiti” da una parte all’altra.

Boccia aveva detto che è giunta l’ora di introdurre “un conto per la vita, a carico dello Stato, dal primo giorno di scuola fino alla maturità, con cui pagare tutto: dalla mensa, per evitare storie modello Lodi, al trasporto locale, dai libri allo scambio all’estero al quarto anno di liceo. Oggi, al tempo del capitalismo digitale, dobbiamo mettere al centro la scuola, una scuola aperta h24”.

“Ma per farlo – ha detto ancora il dem – serve investire su chi la scuola la vive ogni giorno: insegnanti e personale. È una sfida che voglio lanciare al mio partito, per riconnetterci ai luoghi del bisogno e delle disuguaglianze, e all’attuale maggioranza che a tutto pensa fuorché alla scuola”.

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