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Aggiornato il 15.12.2025
alle 10:08

Meloni: stop al lassismo, al 6 politico del ’68 e ai comunisti che occupano le case, è tempo di regole. Conte: monologo da Marte

“Tutti devono poter partire dalle stesse condizioni ma chi si impegna di più ha diritto di essere premiato a scuola come nelle università, da lì passa il destino della nostra nazione”: le parole sono di Giorgia Meloni, presidente del Consiglio e di Fratelli d’Italia, pronunciate durante l’intervento conclusivo ad Atreju, e risultano in perfetta linea con i concetti espressi da tempo dal ministro leghista dell’Istruzione Giuseppe Valditara, in prima linea contro il motto ‘vietato vietare‘. Non a caso, tre anni fa decisero di comune accordo, quando fu allestito l’attuale Governo, di completare con la parola ‘merito’ la dicitura del classico ministero dell’Istruzione.

L’intervento di Meloni dal placo di Atreju

“Ti rifiuti di parlare all’esame di maturità per protesta, sei libero di farlo ma vieni bocciato perché l’Italia che abbiamo in mente deve essere anche una nazione finalmente meritocratica, libera dalla gabbia ideologica e asfissiante del ‘68“, ha sottolineato la premier. Che ha poi sottolineato: viviamo in “un’Italia che dice basta con il lassismo, perché è arrivato il tempo delle regole, un’Italia rigorosa con chi sbaglia e riconoscente con chi è disposto a fare la sua parte, come i nostri uomini e le nostre donne in divisa che dedicano la loro vita a garantire la sicurezza delle nostre comunità”.

Parole simili erano state pronunciate, sempre dalla premier, lo scorso 21 settembre durante Fenix, la festa di Gioventù nazionale, la formazione giovanile di FdI, svolta a Roma a due passi dal laghetto dell’Eur.

Secondo Meloni, occorre dire basta con “il buonismo e il giustificazionismo che la sinistra ha stratificato per decenni verso tutte le possibili forme di illegalità, come l’occupazione abusiva delle case, soprattutto da parte dei centri sociali che organizzano un vero e proprio racket per fare soldi, nascondendosi dietro il diritto dei più bisognosi. Poi si è scoperto che quei più bisognosi erano gente tipo Ilaria Salis, figlia di papà, oggi parlamentare europeo, perché noi questa gente mandiamo a rappresentarci in Europa, che neanche adesso che guadagna più di 15.000 euro al mese ha pensato di ridare indietro i soldi che deve all’Istituto delle case popolari di Milano per la sua occupazione abusiva di una casa destinata alla povera gente. E questi sono i comunisti, ma vergogna”.

Quindi, ha ribadito che “bisogna affrontare con forza il fenomeno dei maranza cosiddetti, perché chi coltiva odio e violenza nelle nostre strade, non deve più poter contare sull’impunità. l’Italia non è più la Repubblica delle banane che piaceva tanto alla sinistra”.

Tornando alla scuola, Meloni ha detto di rivendicare “con orgoglio la norma sul consenso informato per l’educazione sessuale nelle scuole, perché educare i figli su materie così delicate è compito dei genitori, lo Stato non può sostituirsi alla famiglia. Può sostenerla, può accompagnarla, ma niente di più. Perché i figli non sono dello Stato, non sono di una ideologia, i figli sono delle mamme e dei papà”.

“E uno Stato che pretenda di sostituirsi a quelle mamme e a quei papà ha dimenticato i suoi limiti. Come il limite superato da chi non si è fatto remore con la decisione di mettere in comunità dei bambini che vivono con i propri genitori nella natura e poi però rimane in silenzio davanti alla vergogna di bambini che vivono nelle baraccopoli, nei campi rom, che vengono mandati a fare accattonaggio o vengono mandati a rubare. Banali principi di buon senso”, ha concluso Meloni.

Conte (M5s): Meloni dopo 3 leggi di bilancio si nasconde dietro a ‘superscuse’

Contro l’intervento della premier si è scagliato Giuseppe Conte, leader del M5s: “Meloni, che ieri non si è fatta trovare sul palco di casa sua ad Atreju per il confronto a cui mi aveva sfidato, ha fatto un’ora di monologo direttamente da Marte per dire che siamo forti, che va tutto bene, che i suoi nuovi idoli sono le agenzie di rating che prima definiva pagliacci: irriconoscibile. Nulla di concreto da proporre sugli stipendi – ha detto che con loro aumentano – su record di povertà, oltre 300mila sbarchi di migranti, aumento dei reati e dell’insicurezza, 32 mesi di crollo della produzione industriale, boom di cassa integrazione”.

E ancora: “Dopo quattro leggi di bilancio a sua firma si nasconde ancora dietro a ‘superscuse’, che sia il superbonus o i banchi scolastici e dice: noi abbiamo messo quei soldi sulle strade. Ma se gli unici cantieri in Italia sono solo quelli dei 209 miliardi che abbiamo portato noi? E sono ‘cantieri di speranza’, per scuole, per asili, per ospedali e case di comunità. Non per ‘cantieri di guerra’ come quelli del Riarmo per cui lei ha firmato senza fiatare e con cui vorrebbero scrivere un futuro con la mimetica per i nostri giovani”.

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