“Scuola e Università devono essere liberate dalla gabbia oppressiva in cui la sinistra le ha tenute per troppo tempo”. A dirlo, tra gli applausi dei presenti, è stata la premier Giorgia Meloni nel suo intervento a Fenix, la festa di Gioventù nazionale, la formazione giovanile di FdI, svolta a Roma a due passi dal laghetto dell’Eur.
La presidente del Consiglio ha quindi argomentato il concetto ricordando, in piena linea con quanto espresso dal ministro leghista Giuseppe Valditara, che “il merito è l’unico vero ascensore sociale, se viene accompagnato dall’uguaglianza nel punto di partenza. La sinistra sessantottina ha provato a far scomparire la parola dal vocabolario, noi l’abbiamo messa al centro dell’azione di governo, nella scuola, nell’università e nel lavoro”.
Quindi, Meloni ha anche voluto parlare ai giovani presenti, tutti vestiti in maglia bianca, della nuova Maturità e delle regole più stringenti in caso di ‘boicottaggio’ da parte degli studenti durante la prova, in particolare all’orale: dal 2026, ha detto la premier, “se ti rifiuti di sostenere una delle prove di esame vieni bocciato: se fai volontariamente scena muta, magari perché pensi di portare avanti così chissà quale battaglia politica, poi devi ripetere l’anno”.
Il Capo del Governo ritiene che “il compito della scuola è insegnare, ma anche accettare il giudizio, rispettare le regole, e insegnare che a ogni cosa che fai seguono delle conseguenze. Perché non ne possiamo più dei disastri del ’68, il 6 politico, una meritocrazia fondata su una distorta idea di uguaglianza“.
Immediata è arrivata la replica dell’opposizione alle parole di Meloni. Gli esponenti M5s in commissione Cultura, alla Camera, sostengono che si tratta di “slogan da palco, con la solita solfa che bisogna liberare” la scuola “dalla sinistra”.
“Se c’è qualcosa da cui studenti e docenti devono essere liberati – dicono -, sono proprio le politiche del suo governo: fuori dalle aule manganelli contro chi protesta, dentro le scuole circolari su dress code e sanzioni disciplinari, mentre sugli investimenti regna il silenzio. D’altronde cosa ti puoi aspettare da una che inserisce la parola ‘merito’ nel nome del ministero dell’Istruzione e poi piazza la sorella a capo del partito e i suoi amici ovunque ci sia una poltrona disponibile?”.
Secondo i deputati pentastellati, “la verità è che l’unica gabbia che soffoca l’istruzione oggi è fatta di tagli vergognosi come quelli dell’ultima manovra, che hanno ridotto il Fondo di finanziamento per l’università e lasciato le scuole con meno risorse e personale. Il tutto gestito da un ministro tutto chiacchiere e distintivo se non fa altro che inanellare gaffe dalla mattina alla sera”.
“Altro che merito – concludono dal M5s -: qui c’è solo una visione punitiva, regressiva e ignorante. Giorgia Meloni la scuola non sa nemmeno cosa sia. Vogliono occupare tutto: Rai, giornali, scuola. È di questo che bisogna indignarsi, oggi più che mai”.
Secondo Irene Manzi, responsabile nazionale Scuola del Pd, “Giorgia Meloni torna a colpire il ’68, il ‘6 politico’, la sinistra che opprimerebbe l’istruzione pubblica. Ma nel frattempo tace su edilizia scolastica, stipendi dei docenti, investimenti sul diritto allo studio, tagliando risorse e cattedre“.
“Se davvero la scuola deve insegnare il rispetto delle regole – aggiunge -, allora sia il Governo per primo a rispettare il mondo dell’istruzione: con risorse adeguate, ascolto delle comunità educanti e politiche serie, non con crociate ideologiche o riforme calate dall’alto. Peraltro il caos creato con l’accesso a Medicina è solo l’ultimo esempio di quanto sia urgente affrontare con competenza, e non propaganda, i problemi reali”. Per conclude, secondo Manzi “servono investimenti, non slogan. Servono soluzioni, non imitazioni maldestre e sgrammaticate di Trump che, di fatto, sta distruggendo il sistema di istruzione pubblica e attentando alla libertà di insegnamento”.
Anche secondo Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, “non esiste il 6 politico nel nostro Paese e ricordare il ’68, cioè 57 anni fa, è un’operazione che non rispetta l’intelligenza degli italiani. Quello che la premier Meloni non dice è che il suo governo ha tagliato i fondi a scuola e università, rendendo l’accesso all’istruzione sempre più diseguale. Basta pensare ai 400 euro di spesa media per i libri scolastici, insostenibili per tante famiglie, mentre i dati Istat confermano che la povertà educativa colpisce soprattutto i bambini del Sud”.
“La stessa Meloni, per finanziare armi e Ponte sullo Stretto, ha tagliato 5.660 cattedre e 2.174 posti ATA nel biennio 2026/2027: meno docenti, meno classi, meno opportunità. È il cuore dell’istruzione pubblica a essere colpito. Meloni ha bisogno di un nemico, ma la realtà è che le sue politiche impoveriscono il Paese e arricchiscono pochi: 62 iper-miliardari possiedono oltre 210 miliardi di euro, mentre 5,7 milioni di italiani vivono in povertà assoluta. La stessa premier che oggi parla di merito è quella che resta muta di fronte al genocidio in corso a Gaza, dove oltre mezzo milione di persone sono state costrette a fuggire, bambini muoiono sotto le bombe e l’Italia continua a non pretendere un cessate il fuoco immediato”.
“È anche la premier che finge di non vedere la crisi climatica che sta devastando il nostro Paese con alluvioni e siccità, mentre il suo governo continua a negare politiche serie per la riconversione ecologica e per difendere i cittadini dalle catastrofi ambientali. Il futuro dell’Italia non può essere fatto di meno scuola, più armi e più disuguaglianze”, conclude Bonelli.