Home Archivio storico 1998-2013 Estero Mentre in Italia si taglia, Obama salva dal licenziamento 160.000 docenti

Mentre in Italia si taglia, Obama salva dal licenziamento 160.000 docenti

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Sono notizie confortanti quelle che giungono dall’altra parte dell’Oceano, almeno per gli insegnanti ed i dipendenti pubblici a rischio licenziamento: mentre l’Italia si appresta a vivere la seconda delle tre tranche di tagli agli organici della scuola ed un triennio di blocco quasi generalizzato del turn over nella Pubblica amministrazione, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha dato il via libera ad un pacchetto di aiuti da 26 miliardi di dollari: il finanziamento – giunto dopo l’ok definitivo della Camera ed il precedente lasciapassare (con margine ridottissimo) del Senato – ha il preciso intento di proteggere dalla perdita del lavoro 300.000 insegnanti e altri dipendenti pubblici.
La Legge garantisce, in particolare,10 miliardi di dollari agli istituti scolastici per riassumere gli insegnanti licenziati e conservare decina di migliaia di posti a rischio nel comparto scuola. Secondo il dipartimento dell`Istruzione, saranno salvati almeno 160.000 lavoratori. Gli altri 16 miliardi di dollari saranno devoluti come fondi per programmi di “Medicaid” di diversi stati: si tratta di finanziamenti che consentiranno di liberare risorse attraverso cui assumere nuovi dipendenti. In tutto si stima che saranno creati circa 150.000 posti lavoro, tra poliziotti e altri dipendenti pubblici.
Le nuove norme di sostegno del lavoro pubblico, approvato con 247 voti a favore e 161 contrari, è stata giudicata dai democratici un successo. “Non possiamo restarcene con le mani in mano senza fare nulla quando vengono licenziate le persone che educano i nostri bambini e che rendono sicure le nostre comunità“, ha detto Obama in un breve intervento nello Studio Ovale della Casa Bianca dove ha firmato il provvedimento. Che però non è piaciuto ai repubblicani. Per loro la legge non è altro che una concessione inutile al sindacato degli insegnanti, un “classico esempio della politica di sprechi“, che finirà per punire i democratici nelle elezioni di novembre.