Fino a pochi anni fa insegnava educazione fisica ai bambini in una scuola di Bruxelles. Oggi siede sulla panchina del Marocco ai Mondiali, pronto ad affrontare la Francia nei quarti di finale. La storia di Mohamed Ouahbi è una di quelle che il calcio raramente racconta: nessuna carriera da professionista, nessun trofeo vinto da giocatore, solo passione, studio e lavoro.
C’è un aneddoto che Ouahbi ama raccontare e che dice molto di lui. Al primo anno del corso per diventare insegnante di educazione fisica, un professore gli disse chiaro e tondo che non aveva la stoffa per intraprendere quella carriera. “Lì ho imparato moltissime cose – riporta l’Ansa -. In quel momento mi sono servito anche del calcio per progredire negli studi. Molti dicono: ‘o hai un dono o non ce l’hai’. Eppure quel professore si sbagliava”. L’esperienza scolastica lo ha segnato profondamente, non solo come persona ma come tecnico. Per anni ha alternato le lezioni in classe con i campi di allenamento, trasferendo ai calciatori gli stessi principi educativi che applicava con i suoi studenti: rigore, metodo, rispetto delle regole. Fu proprio osservando i ragazzi dell’Anderlecht – club in cui lavorò per 17 anni, contribuendo alla crescita di talenti come Lukaku, Tielemans e Doku – che maturò una convinzione destinata a guidare tutta la sua carriera: disciplina e istruzione sono fondamentali. Aveva notato come fossero quasi sempre i ragazzi con il diploma a raggiungere la prima squadra.
Nel 2022 la svolta: la federazione marocchina gli affidò la Nazionale Under 20, con cui vinse il Mondiale di categoria in Cile battendo l’Argentina in finale. A soli quattro mesi dall’inizio del Mondiale negli Stati Uniti è arrivata la chiamata della Nazionale maggiore, dopo l’addio del predecessore. Un incarico che racconta di aver accolto con i piedi per terra: “Non dirò che lo sognavo. Questo incarico è arrivato naturalmente. Si lavora sodo, si fanno le cose bene. Ho fiducia nel mio lavoro: in ciò che faccio e nel modo in cui lo faccio”. Il suo stile è quello di un antieroe: niente protagonismo, niente ‘io’. “Uso sempre il ‘noi’. Chi pensa di riuscire da solo non riuscirà – in ogni caso non a lungo”. Ora il Marocco – una delle squadre più giovani del torneo – sogna l’impresa contro la Francia, per vendicare la semifinale persa quattro anni fa in Qatar.