Una tragedia infinita: il docente 66enne del napoletano che l’anno scorso aveva insultato, in un post social, la figlia della presidente Giorgia Meloni augurandole di fare la fine di Martina Carbonaro, vittima di femminicidio, è morto e nelle stesse ore si è spenta anche l’amata madre 92enne.
Come riporta La Repubblica, sono volati via in sequenza. Da un mese l’uomo era ricoverato nella terapia intensiva dell’Ospedale del Mare: dopo essere precipitato il 10 maggio dal balcone di casa: si sospetta tentativo di suicidio, il secondo in pochi mesi. Già a giugno dello scorso anno, pochi giorni dopo la bufera mediatica, aveva ingerito pillole volontariamente.
Il prof avrebbe voluto incontrare la premier Meloni per chiederle scusa, si era stabilito un contatto con Palazzo Chigi: non se ne fece più nulla. “Siamo tristi, addolorati umanamente – confessa la dirigente scolastica del liceo in cui insegnava – Gli si voleva bene, ci siamo rimasti male. Del professore bisogna ora parlare con tutta l’empatia possibile, dopo quei tormenti”.
Si era messo in congedo per la madre, congelando di fatto una seconda sospensione, pronto a contestarla. “Si trattava di un episodio antecedente al post contro la figlia di Meloni – spiega il suo avvocato – l’ha vissuta come una persecuzione, volevano impedire che riprendesse servizio. Si è visto tradito anche dagli alunni. La prima sospensione per il post l’avevamo risolta, era andata bene rischiando il licenziamento. Io cercavo di rassicurarlo, gli avevo consigliato di organizzare uno dei suoi viaggi studi questa estate”.
Una collega e madre di una ex alunna, si rammarica: “Quel post era sbagliato, ma era così difficile leggere tra le righe? Voleva richiamare l’attenzione della premier sui bambini morti a Gaza. L’avevano puntato, politicamente era di sinistra. Aveva un animo buono, sensibile. Mi ripeteva: ‘Ti pare possibile che vengono sotto a casa a lanciare pietre contro la finestra, a bussare alla porta di notte’. Era nel panico. Si stava facendo aiutare psicologicamente”.
Per la mamma di Martina Carbonaro, “le parole che scrisse il professore furono terribili. Ma oggi penso alla sofferenza che ha attraversato. Ogni vita che si spegne è una sconfitta, bisogna ritrovare umanità e rispetto”.