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05.07.2026

Nato, Meloni al vertice dirà sì a Trump per spendere altri 17 miliardi in armi: secondo Bonelli (Avs) sono soldi tolti a scuola, sanità e aumenti stipendi

“La Presidente Giorgia Meloni sta andando al vertice Nato con la promessa di un incremento delle spese militari dello 0,55% del Pil entro il 2028. Ancora una volta si schiera con Donald Trump per far aumentare le spese militari e arricchire le industrie delle armi americane”. Ancora una volta, “la destra trova le risorse per le armi e non per il diritto alla salute, alla scuola, il miglioramento del clima e per l’aumento degli stipendi”. A denunciarlo, domenica 5 luglio, è Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

La denuncia di Bonelli

Secondo Bonelli, “i numeri parlano chiaro: ci si impegna a trovare 17 miliardi in più da destinare al riarmo in soli due anni, la sanità pubblica è senza adeguati finanziamenti mentre 6 milioni di italiani non hanno accesso alle cure sanitarie pubbliche a causa delle lunghe liste di attesa”.

Il deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, quindi, chiede “al governo di invertire immediatamente la rotta: quei miliardi destinati alle armi vengano dirottati su sanità pubblica, stipendi che sono tra i più bassi d’Europa e sul welfare. Sono queste le vere priorità per la sicurezza dei cittadini, non – conclude Bonelli – i bilanci delle industrie belliche americane”.

La spesa per la scuola? In calo

Per quanto riguardo la scuola, le proiezioni di spesa danno sostanzialmente ragione a Bonelli: con l’ultima Legge di Bilancio, a fine anno passato, se sull’immediato, il 2026, è stata programmata una sostanziale conferma della spesa, per quanto riguarda il futuro si prospetta tendenza al ribasso: in linea generale, complice il tasso di natalità in evidente diminuzione, con oltre 100mila alunni iscritti l’anno, a partire dal 2027 gli investimenti per la scuola dovrebbero risultare in calo. Basta andare a vedere le proiezioni di spesa pubblica degli ultimi Documenti di economia e finanza per rendersene conto.

Del resto, le tabelle del Def degli ultimi 15 anni, dai tempi dell’ultimo Governo Berlusconi e del ministero dell’Istruzione affidato a Mariastella Gelmini, le riduzioni di spesa per il comparto Istruzione rispetto al Pil sono state purtroppo ben evidenti. Figuriamoci, adesso che viviamo un costante calo demografico: l’invarianza degli organici diventa pressoché impossibile da assicurare.

Non a caso – mantenendo i parametri del 2008 per la costruzione delle classi, con 27 alunni necessari per allestire una prima alle superiori – la Legge di Bilancio 2024 ha ridimensionato gli organici dei docenti di 5.660 unità e quelli del personale Ata di 2.174 posti.

Ma per il Ministero non ci sono riduzioni

Dal dicastero bianco di Viale Trastevere sostengono, però, che, almeno per l’anno in corso, la spesa pubblica per l’Istruzione sarebbe addirittura in crescita. il Mim sostiene che il disegno di legge di bilancio non prevede tagli, ma un incremento delle risorse: per il 2026 sono autorizzate spese finali pari a circa 57,9 miliardi di euro, con un aumento complessivo di 959,8 milioni rispetto alla legge di bilancio 2025.

La quota destinata alla scuola, incalzano dal ministero dell’Istruzione e del Merito, salirebbe così al 6,3% della spesa finale dello Stato, contro il 6,2% dell’anno precedente. Dati che, sottolinea il Ministero, sono consultabili nel dossier degli Uffici studi di Camera e Senato.

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