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Aggiornato il 09.11.2025
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Morto Peppe Vessicchio, aveva 69 anni

È scomparso a Roma all’età di 69 anni, Peppe Vessicchio: direttore d’orchestra, compositore, arrangiatore e volto amatissimo della musica italiana. Figura inconfondibile del Festival di Sanremo, dove la sua bacchetta ha diretto alcune tra le canzoni più note degli ultimi decenni, Vessicchio è stato molto più di un musicista: un autentico educatore, convinto che la musica fosse una scuola di vita. Ad apprenderlo, l’Adnkronos da fonti vicine al musicista. Si è spento questo pomeriggio, sabato 8 novembre, all’ospedale San Camillo di Roma, dove era arrivato a seguito di una complicazione improvvisa.

Nato a Napoli nel 1956, si è formato tra Conservatorio e Università, oscillando tra architettura e armonia, fino a scegliere definitivamente le note. Ha collaborato con giganti della canzone – da Gino Paoli a Edoardo Bennato, dagli Avion Travel ad Alexia – portando in ogni progetto la sua cifra di eleganza, rigore e umanità. La sua carriera è stata costellata di successi: numerosi premi, riconoscimenti, e la consacrazione popolare grazie alle sue direzioni orchestrali a Sanremo, dove divenne un’icona di competenza e misura.

Ma accanto al palcoscenico, c’è sempre stata la scuola. Vessicchio ha insegnato in corsi di perfezionamento e master universitari, partecipato a programmi televisivi con finalità formative, e soprattutto ha promosso l’educazione musicale come strumento di crescita personale. “La musica mi ha fatto un uomo migliore”, diceva. Per lui, educare all’ascolto significava insegnare anche il rispetto, la collaborazione, l’empatia: qualità che fanno di un’orchestra un microcosmo di convivenza civile.

Il suo pensiero pedagogico era semplice e profondo: la musica come linguaggio universale capace di unire, curare, pacificare. In tempi di rumore e frammentazione, la sua figura ricordava che la bellezza nasce dall’armonia tra differenze, come in un coro.

Con la sua morte, l’Italia perde un maestro di suoni e di valori. Rimane il suo esempio di gentilezza e rigore, di arte intesa come educazione, di musica come scuola dell’anima. Perché, come insegnava lui, l’accordo più difficile ma più necessario da comporre è quello tra le persone.

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