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09.08.2025

Nei rapporti CENSIS un’Italia ignorante e disorientata. La politica scolastica va rivista?

L’ignoranza destabilizza e disorienta (quando non rende spocchiosi e arroganti). Agli incolti si può far credere che gli asini volino, che gli aerei USA rilascino scie chimiche per africanizzare il clima italiano, che la Terra sia piatta e che “gli ebrei” stiano attuando un piano per dominarla.

Ecco perché la Scuola deve fornire conoscenze oggettive, su cui fondare competenze autentiche per vivere nel mondo moderno. Tutto ciò un tempo si chiamava cultura: oggi sembra roba vecchia. Senza basi culturali minime, però, non si può aver diritto a “successo formativo” e titoli di studio. Lo dice la Costituzione: diplomi e lauree spettano ai “capaci e meritevoli”, tutelati dall’articolo 34. È diritto di tutti (anche se poveri di mezzi) studiare; non vedersi regalar titoli di studio senza aver imparato nulla.

I titoli di studio non vanno regalati. Ma forse dirlo è politicamente scorretto?

Tale constatazione, tuttavia, oggi non è di moda (né politically correct), pur essendo un’ovvietà constatabile da chiunque. Eppure la verità non è “di destra” né “di sinistra”: è nuda e semplice verità. Su di essa van basati giudizi e contromisure.

Nel 1945 gli italiani avrebbero potuto disperare, aspettando abulici il peggio: invece reagirono, portando il Paese ai primi posti nel mondo per potenza economica. La Scuola, malgrado i propri difetti, diede a questa rinascita un impulso formidabile e indiscutibile.

Italiani in gran parte sonnambuli, abulici, egolatri, ignavi?

Gli annuali rapporti del CenSIS (Centro Studi Investimenti Sociali, autorevole istituto di ricerca dal 1964) rivelano un quadro distopico. Il rapporto 2023 definiva gli italiani “sonnambuli”, incapaci di reagire alle paure. Un sonno della ragione, dal quale non è facile destarsi, genera mostri e alimenta un autentico “mercato dell’emotività” nutrito dalle fake del web, che l’ignoranza non permette di smascherare. «Nell’ipertrofia emotiva in cui la società italiana si è inabissata, le argomentazioni ragionevoli possono essere capovolte da continue scosse emozionali»; scosse cui non segue, nella maggioranza dei casi, voglia di riscatto, né partecipazione attiva. Ci si chiude semmai nel privato, armatura isolazionistica tradotta spesso in asociale maleducazione. Un popolo irriconoscibile rispetto a 40 anni fa.

Incubi, piaceri consolatori, qualunquismo e keyboard warriors

Chiosa il CenSIS: «Così trovano terreno fertile paure amplificate, fughe millenaristiche, spasmi apocalittici, l’improbabile». Ma, anziché reagire, ci si cela nella “ricerca di piaceri consolatori”.

Più fosco ancora il rapporto CenSIS 2024, che impietosamente parla di “sindrome italiana”. Gli italiani galleggiano tra “disincanto, frustrazione, senso d’impotenza, risentimento, sete di giustizia, brama di riscatto, smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole”; senza però reagir davvero; senza esplosioni di violenza né di civile protesta, né reale partecipazione politica. Ci si limita ai like sui social media, o al massimo a vestire gli eroici panni del leone da tastiera).

I benefici effetti del “diritto al successo formativo”

La cultura è un vecchio baule obliato in soffitta. Gli si preferisce la perpetua vacanza nelle isole dell’autolatria più egoistica e narcisistica, a far scorta di presunzione egocentrica e cafona, a tutto scapito del prossimo (e, di conseguenza, anche di se stessi). Ed ecco che — scrive il CenSIS — il 5,8% dei nostri concittadini confonde il “culturista” con la “persona di cultura”. Non solo: «il 20,9% degli italiani asserisce che gli ebrei dominano il mondo tramite la finanza, il 13,1% ritiene che l’intelligenza delle persone dipenda dalla loro etnia, per il 9,2% la propensione a delinquere avrebbe una origine genetica (si nasce criminali, insomma), per l’8,3% islam e jihadismo sono la stessa cosa». Miracoli della Scuola del “diritto al successo formativo” in voga da 30 anni? Eppure ogni ministro dell’istruzione si vanta del gran numero di diplomati all’Esame di Stato” (99,7% nel luglio 2025).

L’analfabetismo, ufficialmente quasi scomparso, gode ottima salute

Malgrado i successi di Viale Trastevere, i dati spalancano ai nostri occhi un abisso imperscrutabile di rozza incultura, ai limiti dell’analfabetismo (specie fra i giovani), benché gli analfabeti “ufficiali” siano 260.000. La datazione della Costituzione italiana è ignota al 28,8% del Belpaese. Mazzini? Sconosciuto al 55% dei giovani (al 30,3% del totale); il 19,3% lo pone tra i politici della “prima repubblica” (come Andreotti e Forlani). Il 22,9% nulla sa di Nixon (che il 2,6% crede un calciatore inglese); il 25,1% non sa datare il crollo del muro di Berlino. Ben il 42,1% ignora l’anno del primo uomo sulla luna (mentre spopola sul web la teoria del complotto lunare e del finto allunaggio).

Qualche domanda da porre ai responsabili di politiche scolastiche trentennali

Il 35,9% è convinto che l’inno di Mameli sia opera di Verdi. La Commedia non fu scritta da Dante secondo il 6,1%. Per il 35,1% Montale fu primo ministro negli anni ‘50, mentre per il 41,1% D’Annunzio scrisse L’infinito di Leopardi. L’1,9% crede Mao Tsê-tung l’uomo più vecchio del mondo, ma non l’ha mai sentito nominare il 15,3%. Il 13,1% non conosce la guerra fredda. Il 55,2 non sa datare la destituzione di Mussolini. Il 29,5% ignora il capoluogo della Basilicata. Il 32% crede la Cappella Sistina affrescata da Leonardo (se non da Giotto); mentre il 12,9% non sa che 7 x 8 = 56!

Come può un popolo imbarbarire e inselvatichire a tal punto in così pochi decenni? Oltre a questa, forse qualche altra domanda sulla politica scolastica degli ultimi tre decenni bisognerebbe porsela: specie se si è assisi sui prestigiosi scranni della “stanza dei bottoni”.

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