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Niente merendine a scuola

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Il preside di una sciola primaria di Bologna ha ordinato, su delibera del consiglio di istituto con 13 a favore e un astenuto, che  “Dal primo febbraio, per quanto riguarda la merenda del mattino i genitori sono tenuti a dare ai propri figli solo frutta fresca o frutta secca o verdura”.

E i genitori si infuriano: “Ora abbiamo solo paura che la prossima decisione sia l’introduzione di una buona dose di olio di ricino, che fa tanto bene ai bambini!”. E una mamma: “Io comunque darò una pizzetta a mio figlio. Imposizione inaccettabile”.

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“Il motivo principale della mia disposizione è quello di salute pubblica: aumentare il consumo di frutta e verdura – spiega il preside – questo ci permette di arrivare a una riduzione dell’apporto calorico per i bambini a rischio di obesità. L’idea è quella di far portare per merenda un alimento che va bene a tutti: a scuola si devono socializzare esperienze con risvolti egualitari, garantire equità tra alunni di diversa estrazione socio-culturale. Molte scuole già lo fanno”.

 

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La Repubblica, che riporta la notizia,  precisa che la discussione era partita lo scorso settembre quanto il gestore del servizio di refezione, e il Comune proposero di sostituire il latte a metà mattina con la frutta. Ci fu un’assemblea, la proposta non fu accolta. La discussione però è andata avanti, alla fine si “pensato di affiancare la frutta e la verdura al latte”, spiega il preside. “E’ stata una cosa ben accolta dal collegio dei docenti e approvata dal consiglio di istituto”.

“A volte il principio della libertà individuale- dice il dirigente-  può confliggere con le regole che devono valere per tutti, è così in tanti casi. Non credo sia una norma illegittima, io applico quanto deciso dal consiglio di istituto. Un’imposizione? Lo è come quella di non portare il grembiulino a scuola. Il nostro obiettivo è rendere l’andamento della giornata scolastica simile per tutti i bambini. Un’attenzione educativa, oltre che di tutela del benessere dei bambini”.

Ma una mamma ha scritto al preside: “E se non rispetto la disposizione cosa succede?”.