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Niente nido senza vaccinazioni

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Davanti al calo dei vaccini e alla diffidenza crescente dei genitori, Emilia Romagna, Toscana e ora anche Lombardia stanno pensando di intervenire, vietando l’ingresso negli asili nido comunali ai bambini non vaccinati: ”Se non ti vaccini, sei fuori”.

L’Emilia Romagna ha fatto da apripista, proponendo l’obbligatorietà per chi si iscrive di avere il libretto delle vaccinazioni in regola.

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La questione è comunque  destinata a diventare politica. Comitati anti-vaccinisti e diversi movimenti politici sono pronti a fare battaglia, incluso il Movimento cinque stelle, che proprio in Lombardia avena presentato una proposta di legge per rendere facoltativi i vaccini durante l’età evolutiva.

 

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Il problema non è di poco conto. Nel 2013 l’Italia per le vaccinazioni obbligatorie (poliomelite, difterite, tetano ed epatite B) aveva raggiunto l’obiettivo minimo stabilito dal Piano nazionale vaccini, cioè il 95% di copertura. Negli anni successivi, però, la curva ha cominciato a puntare verso il basso, rimanendo però sempre sopra il 94 per cento. Lo stesso andamento si è registrato per le vaccinazioni raccomandate (che sono nove), in questo caso le percentuali di copertura sono più basse: -1,1% per pertosse, -0,6% per Hib (Hemophilus influenzae). Con cali maggiori per morbillo, parotite, rosolia (-4%) e menginococco C coniugato (-2,5%), la cui copertura è ben sotto il 95% ottimale.

Una cifra che non è una soglia simbolica. I soggetti vaccinati riducono la circolazione di virus e batteri responsabili delle malattie e diminuiscono la possibilità che i non vaccinati possano ammalarsi. È la cosiddettà “immunità di gregge”, che si realizza quando il 95% della popolazione è vaccinata. Sotto questa percentuale, i virus ricominciano a circolare. e in Italia le coperture vaccinali hanno ormai raggiunto i livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Per questo l’anno scorso l’Organizzazione mondiale della sanità ci ha richiamato. Il 2015 era il termine ultimo fissato dall’Oms per eliminare morbillo e rosolia dall’Europa, ma l’Italia (che non è l’unico Paese in questa situazione) è in ritardo.