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Niente statue sacre e preghiere a scuola, genitori mandano i figli con il rosario al collo

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E’ scontro preside – genitori alla scuola “Ragusa Moleti” di Palermo, balzata agli onori della cronaca negli ultimi giorni a causa delle statue sacre e foto di papi rimosse su ordine del dirigente scolastico. Adesso, infatti, i genitori degli alunni non ci stanno e hanno iniziato una “guerra ideologica” a colpi di rosari…

Rosari al collo degli studenti per rimettere le statue sacre

Nella giornata del 24 novembre, in seguito alla rimozione delle statue sacre, i genitori cattolici contrari a quanto è accaduto, hanno deciso di mandare i propri figli a scuola con il rosario al collo, in segno di protesta. Ma non solo: previste raccolte firme, preghiere degli alunni davanti scuola e coinvolgimento dell’Arcivescovo di Palermo. Insomma, scontro frontale fra alcuni genitori e il preside, che da un lato viene attaccato anche da alcune forze politiche locali, dall’altro riceve il pieno sostegno del dirigente scolastico regionale Maria Luisa Altomonte.

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La scuola è laica, dice l’avvocatura di Stato

La dirigente, parlando su Il Fatto Quotidiano.it, mostra prima di tutto la propria contrarietà al coinvolgimento dei bambini nella questione: “i bambini devono fare i bambini e non essere portati a discutere o presenziare a dibattiti degli adulti soprattutto per vicende che li riguardano”.

Altomonte spiega che “le statue non sono certamente atti di culto ma sono rappresentazioni di una certa religione. Credo che siano state utilizzate per avvicinare i bambini e pregarci vicino. Non fanno male a nessuno ma il punto è che accanto all’esistenza di quei simboli in quella scuola c’erano delle abitudini che non sono previste dalla norma e hanno suscitato dei malumori”.

La dirigente dell’USR si riferisce alle preghiere che vengono fatte all’ora della merenda: “la decisione del preside è in linea con la natura laica della scuola. Credo che la scuola non debba essere un luogo di culto. Il Concordato prevede l’insegnamento della religione cattolica ed è giusto che questo sia fatto. Abbiamo risolto l’annoso problema del crocefisso in aula in maniera giusta ma credo che la scuola debba mantenere la propria laicità. Il preside ha pensato di riportare la situazione alla normalità, togliendo l’oggetto del contendere”.

Il preside La Rocca, giustificando la sua scelta, ha ricordato nei giorni scorsi che c’è un parere dell’avvocatura dello Stato del 2009 che “esclude atti di culto durante l’orario scolastico compresa l’ora di insegnamento della religione cattolica”.

Si spera che la situazione torni presto alla normalità. Specie negli ultimi anni, episodi di scontro fra scuole e genitori relativi a questioni religiose stanno aumentando sempre più. Come ricordato dalla dirigente Altomonte, la vicenda del crocifisso non è del tutto chiusa.