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Aggiornato il 09.09.2025
alle 09:52

No cellulare a scuola, Valditara: gli studenti la pensano come me, vogliono “disintossicarsi”. I presidi sostengono il Ministro, ma chiedono: chi educa i genitori?

A proposito della decisione tassativa da noi intrapresa “ho visto i sondaggi, i giovani sono in maggioranza favorevoli” al divieto di usare il cellulare a scuola, “ma soprattutto credo che la misura li aiuti sia nella didattica, e quindi nell’apprendimento, e anche nel sapersi disintossicare un po’ da strumenti che certamente hanno evidenziato delle notevoli criticità”. Sono le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, pronunciate a margine dell’inaugurazione dell’Istituto tecnico paritario di Milano intitolato a Carlo Acutis, rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto come reagiranno gli studenti la novità dello stop in orario scolastico, anche alle superiori, in arrivo per l’avvio del nuovo anno. Parole che giungono nella stessa giornata in cui un gruppo di studenti di licei romani ha protestato davanti al ministero dell’Istruzione proprio contro il divieto sotto la sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

“Il fatto che Stati americani, o nazionali come la Corea del Sud che sono più all’avanguardia nelle nuove tecnologie – ha aggiunto -, abbiano deciso di adottare un provvedimento di questo tipo, significa che persino dove la tecnologia è avanzatissima si sente la necessità di uno stop almeno per qualche ora“.

Tra chi è favorevole alla decisione del Ministro di imporre il divieto d’uso dello smartphone in classe, vi sono anche i dirigenti scolastici. A spiegare i motivi è Brigida Morsellino dirigente scolastico del Politecnico del mare ‘Duca degli Abruzzi’ di Catania.

“I divieti come tutti quelli che devono essere rispettati vanno veicolati – ha detto la ds all’Ansa-, ‘accompagnati’ e non ‘calati’ dall’alto soprattutto nelle scuole. Il ministro Valditara ha fatto bene a chiarire la posizione del ministero sull’uso degli smartphone perché siamo responsabili di ciò che accade ai ragazzi“.

La preside, tuttavia, appare preoccupata per la mancata sensibilizzazione sullo stesso tema da parte delle famiglie. “L’assunzione di responsabilità delle scuole, come già da un paio di anni noi facciamo, non deve limitarsi solo a queste ultime, ma a tutti gli adulti di riferimento, famiglie in primis”, sostiene Morsellino.   

“I genitori vanno educati – ha aggiunto la dirigente scolastica -, ci vuole una campagna importante per gli adulti per fare riflettere i ragazzi. I genitori devono essere modello di comportamento. Per assurdo, ritengo che i ragazzi dell’età di scuola superiore siano fuori pericolo, a essere in pericolo sono in particolare bambini, i nati digitali”.     

All’Ansa ha detto la sua anche Federica Ferretti, dirigente a capo dell’istituto tecnico-economico “Scarpellini” di Foligno, che ha anticipato l’avvio delle lezioni (in Umbria il 15 settembre) adottando la settimana corta: nella nostra scuola, ha detto, sono “gli stessi studenti i custodi dei loro cellulari” e per questo “gli smartphone devono essere riposti spenti negli zaini“.

La quale ds ha spiegato che il divieto imposto dalle nuove disposizioni ministeriali “non va solo applicato, ma spiegato”, ed è per questo che la scuola “ha attivato un accompagnamento psicologico per gli studenti, con incontri in tutte le classi per illustrare il senso del provvedimento”.

L’istituto, che conta circa 800 studenti, ha scelto questa soluzione non potendo disporre dei fondi necessari per l’acquisto di armadietti dedicati. Agli allievi è stato inoltre distribuito un vademecum e le famiglie hanno ricevuto una lettera per condividere scelte e modalità applicative.
Il regolamento prevede sanzioni graduate: un richiamo orale alla prima violazione, un’annotazione alla seconda e una nota disciplinare alla terza, fa sapere la dirigente. Diverso il caso dell’uso improprio per foto o video, che potrà portare fino alla sospensione.

Ferretti ha infine sottolineato che l’uso didattico del cellulare non sarà consentito, come da indicazioni del ministero: “Per alcuni insegnanti questo rappresenta un cambiamento, ma ci siamo attrezzati con pc portatili e altre strumentazioni per supportare le attività di classe”, ha concluso.

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