Home Personale Non basta saper applicare il “decreto Brunetta”. La scuola è altra cosa.

Non basta saper applicare il “decreto Brunetta”. La scuola è altra cosa.

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  • GUERINI

 

L’articolo pubblicato qualche ora addietro sul nostro sito sta già sviluppando un vivace dibattito sulla nostra pagina Facebook.
Fra i diversi commenti ci piace riprendere quello di una lettrice che scrive tra l’altro: “Mi chiedo perché in una situazione simile, i dirigenti spesso adottino comportamenti rigidi, punitivi. Credo che mai come adesso invece, con un fondo d’istituto inadeguato, i dirigenti, non potendo riconoscere in moneta l’impegno dei docenti, anche nell’organizzazione scolastica, debbano essere più vicini e solidali. Una buona e onesta collaborazione si basa sulla reciproca fiducia e rispetto”.
A noi pare che la lettrice abbia centrato un aspetto assolutamente cruciale di tutta la questione e che ha a che vedere con la leadership del dirigente scolastico.
Purtroppo, per svariate ragioni, le attuali modalità di reclutamento e di formazione in itinere dei dirigenti scolastici non stanno facilitando, a parere di chi scrive, una efficace selezione dei dirigenti stessi.
Un primo “errore” sta, a nostro avviso, nell’aver unificato le aree concorsuali: fino a qualche tempo fa chi insegnava alle superiori, vincendo il concorso per dirigente, poteva ottenere il posto solo nelle superiori e così capitava per chi insegnava nel primo ciclo.
Ora accadono situazioni “strane”: possono esserci casi di insegnanti di infanzia che dall’oggi al domani si trovano a fare il dirigente di un istituto tecnico con annessi corsi di IFTS o docenti di estimo che vengono catapultati da un giorno all’altro a dirigere direzioni didattiche con bambini di 3 anni e alunni di primaria.
Non a caso, proprio lo scorso anno, ci sono stati in tutta Italia alcune decine di casi di neo-dirigenti che, dopo qualche mese di peripezie, hanno onestamente ammesso di non potercela fare e hanno chiesto (e ottenuto) di tornare ad insegnare.
C’è poi una questione legata alle attività formative iniziali che, per quanto ne sappiamo, sono state centrate molto (in qualche caso quasi esclusivamente) sui temi della sicurezza e della digitalizzazione. Il risultato è che quasi sempre i neo-dirigenti si preoccupano parecchio dei cancelli degli edifici scolastici o delle schede tecniche dei materiali di pulizia ma poco o nulla del clima educativo che esiste all’interno della comunità.
Il problema, insomma, “sta a monte”, almeno a nostro parere.
Il decreto “La scuola riparte” contiene nuove norme sul reclutamento dei dirigenti scolastici che prevedono che la selezione avvenga anche attraverso la partecipazione ad un percorso di formazione da svolgersi presso la Scuola superiore per la Pubblica Amministrazione.
Potrebbe essere un primo passo in avanti, ma a condizione, ovviamente, che la Scuola per la PA si ricordi che i dirigenti scolastici devono certamente essere competenti in materia normativa, ma, prima di tutto, devono essere esperti di processi formativi e organizzativi. Devono essere insomma leader educativi e non semplici terminali del Ministero.