Home Archivio storico 1998-2013 Generico Non mandare i figli a scuola significa maltrattarli

Non mandare i figli a scuola significa maltrattarli

CONDIVIDI
  • Credion

La Corte dei Cassazione, con la sentenza n. 31893, ha accolto il ricorso del Procuratore Generale presso il Tribunale di Torino, avverso la sentenza di assoluzione della coppia di zingari, residente in città, che "permetteva ai figli di fare furti in appartamenti".
La vicenda nasce dalla segnalazione dei servizi sociali all’Autorità giudiziaria, appunto per la cattiva condotta dei genitori.

Ma, alla denuncia della Procura per "maltrattamenti in famiglia", erano seguite le assoluzioni del Tribunale in primo grado e in appello.

L’Alta Corte ha sentenziato che il protratto disinteresse dei genitori, "può avere devastanti conseguenze sullo sviluppo armonico dei minori". E ciò anche se questi sembrano non mostrare "percezione dello stato di sofferenza" per la vita di furti invitati a commettere.

Dice il Procuratore Generale: "A prescindere dalla percezione o meno dello stato di sofferenza dei bambini per la condotta dei genitori, la legge ha inteso tutelare lo sviluppo armonioso degli individui, specie se minori, per la salvaguardia dell’integrità dell’individuo, della famiglia e dell’intera società. La civiltà giuridica che presiede alla tutela di uno stato di diritto quale è quello italiano impone che i giudici di merito, di fronte a questi comportamenti, operino un doveroso quanto analitico vaglio dei riflessi anche impliciti che la condotta degli imputati ha sedimentato nella pur complessa personalità della vittima minore di età."