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Aggiornato il 08.07.2025
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Nuove Indicazioni Nazionali, Antonio Brusa: “Per la storia non hanno cambiato nulla, CSPI inascoltato”

Nella mattinata del 7 luglio è stato pubblicato nel sito del Ministero il testo delle Indicazioni Nazionali per l’infanzia e il primo ciclo, così come rivisto dalla Commissione Perla dopo le osservazioni del CSPI.

Al professore Antonio Brusa, già docente di didattica della storia all’Università di Bari e presidente della Società italiana di didattica della storia, abbiamo chiesto un primo commento.


Professore, qualche giorno fa il Ministro Valditara si era lasciato andare in elogi nei confronti del CSPI, assicurando che avrebbe accolto tutte le osservazioni importanti.  Lei ha letto il nuovo testo divulgato in queste ore, cose ne dice?

Dico che, stando alle dichiarazioni, la Commissione avrebbe dovuto apportare delle serie modifiche al testo, dal momento che le osservazioni fatte dal CSPI sono profonde, strutturali, direi

E invece?

Invece non c’è proprio nulla.
L’ormai celebre incipit “Solo l’occidente conosce la storia” inaugura ancora il testo ministeriale, che continua a essere finalizzato alla costruzione dell’identità italiana, più che all’apprendimento di una disciplina scientifica. La frase sulla “irrealizzabilità del lavoro sulle fonti” è rimasta, anche se in contraddizione con l’avvertenza metodologica finale che non va dimenticata: “L’elenco di argomenti che segue intende semplicemente aiutare l’insegnante fornendogli la traccia di un possibile percorso didattico. Restando egli libero, naturalmente, di apportarvi le integrazioni e le modifiche che riterrà opportune, avvalendosi eventualmente di tutte le fonti documentarie, scritte e non, utili a illuminare aspetti e vicende del passato”.

Parliamo dei contenuti?

Se passiamo poi alla lista dei contenuti, oggetto di una critica serrata da parte delle Società storiche, vediamo che, anche in questo caso, la Commissione ha fatto orecchie da mercante. Il Cspi aveva consigliato di separarla dal testo e di relegarla in un box, in modo che si capisse chiaramente che non si trattava di un indice di un libro di testo.

E cosa è successo?

Nulla anche in questo caso.
I contenuti restano dov’erano, senza alcuna variazione. La Piccola vedetta lombarda continua a scrutare il nemico, l’uomo “compare” sulla terra, come in qualsiasi teoria creazionista, Alessandro Magno conquista ancora tutto il mediterraneo (i bambini italiani saranno gli unici al mondo a crederlo: sarà un modo per marcare un’identità italiana?) e, nonostante le puntuali osservazioni dei medievisti, le radici della civiltà giuridica occidentale continuano a fondarsi su Giustiniano (e non sui giuristi medievali), il feudalesimo continua ad essere un fenomeno legato a Carlo Magno e non tardomedievale (come da oltre mezzo secolo ci si affanna a spiegare), ci sono ancora le quattro Repubbliche marinare e le tre Italie della fine del medioevo (i comuni, lo stato della chiesa il regno meridionale).

E non sono gli unici errori, a quanto pare…

Infatti, si continua a dire che nel Cinquecento inizia la dominazione straniera in Italia, come si leggeva negli antichi sussidiari, mentre, andando verso la fine, i professori di secondaria inferiore scopriranno che al tempo del colonialismo e dell’imperialismo, gli europei “incontrarono” le altre civiltà. E la storia da insegnare finisce ancora a trent’anni fa, nonostante arrivi “ai giorni nostri” in tutti i programmi, ormai a partire dal 1960.

Professore, suvvia, vuol dire che la Commissione non ha proprio corretto nulla?

Per la verità ha introdotto la dizione “regni romano-barbarici”, in luogo del non più usato “regni romano-germanici”; e poi c’è una correzione che deve essere costata non poco dolore: i Longobardi non sono più antesignani del Risorgimento, come era nella prima bozza.
Ma questo è tutto. Il che vuol dire che la Commissione ha giudicato marginali le osservazioni e le critiche. O le ha considerate mosse da prevenzione partigiana e ideologica, cosa del tutto impossibile da sostenersi, visto l’ampio schieramento critico, che va dalle società storiche (tutte) a quelle professionali e culturali, dal Cidi, al MCE, all’Uciim, a Comunione e Liberazione (per citarne solo qualcuna). L’apertura alla discussione, lo possiamo affermare ora che i giochi sono finiti, era una finta. Il testo era nato come immodificabile, e tale è rimasto. Un atto di imperio.

E adesso cosa succederà?

Bisogna cercare delle vie di fuga. Fortunatamente esistono disposizioni sull’autonomia scolastica che la Commissione non poteva modificare e che, correttamente, sono state richiamate sia nell’introduzione generale, sia nel capitolo sulla storia. E su questo punto la Commissione Perla va presa in parola.

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