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Prima ora - Notizie del 3 settembre

03.09.2026

Nuove indicazioni nazionali, niente woke, classi pollaio azzerate e docenti formati sull’IA. Valditara: “Sarà un anno rivoluzionario”

In occasione dell’inizio dell’anno scolastico il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilasciato un’intervista a Famiglia Cristiana in cui ha parlato delle novità di quest’anno, che, a suo avviso, si preannuncia “rivoluzionario”.

“Perché partono i nuovi programmi. Alle elementari e medie rimettiamo al centro l’italiano, potenziando lo studio della grammatica e della sintassi. Puntiamo su quello slogan che ho più volte evidenziato: carta, libro, penna. E infatti anche la calligrafia e il corsivo avranno il loro peso. Ritorna centrale lo studio della storia dell’Occidente. C’è poi la rivoluzione della matematica, per far sì che anche chi non ha il bernoccolo dei numeri possa appassionarsi”.

“Proprio nell’era dell’Intelligenza Artificiale non dobbiamo dimenticare l’intelligenza umana. Tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che l’uso intensivo e precoce del cellulare non consente ai bambini di attivare quelle aree cerebrali che invece la lettura del libro cartaceo e la scrittura manuale consentono di sviluppare. È per questo che ho vietato l’uso del cellulare in classe, anche a scopo didattico. Non è un caso che lo abbia fatto quest’anno anche la Svezia”.

E, sulla formazione dei docenti: “Dobbiamo prepararli. Proprio da questo punto di vista ci siamo mossi su diverse direttrici. Abbiamo investito 400 milioni di euro per la formazione sul digitale del personale scolastico; introdotto nelle nuove linee guida sull’educazione civica la formazione alla consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dell’IA. A questo proposito abbiamo anche avviato con Indire corsi per la formazione degli insegnanti. E infine abbiamo stanziato 100 milioni di euro per diffondere l’utilizzo della intelligenza artificiale nelle scuole. La comprensione del linguaggio IA entrerà nelle scuole già alle primarie. Nelle superiori introduciamo invece l’intelligenza artificiale per potenziare lo studio delle materie Stem”.

Guccini a scuola? Valditara a favore

Valditara si è dimostrato aperto in merito alla possibile intregrazione, nei programmi scolastici, di cantautori come Guccini: “Lo abbiamo già previsto per i licei. I brani dei cantautori, ovviamente quelli che hanno un certo livello e una certa valenza poetica, possono essere tranquillamente oggetto di studio, così come abbiamo previsto che lo sia il melodramma, da Verdi a Puccini”.

“Noi siamo convintamente occidentali e all’interno della cultura occidentale, a differenza di tante altre culture, c’è la laicità dello Stato, che ha un fondamento proprio nei Vangeli. Inoltre come si può non conoscere alcuni elementi fondamentali di questo messaggio, che è un messaggio universale e che ha caratterizzato la nostra civiltà, la letteratura, la musica, l’arte ma anche valori e stili di vita? E’ un fenomeno culturale che come tale va conosciuto. Non dimentichiamoci, fra l’altro, che la Bibbia rappresenta la radice storica e spirituale delle tre religioni monoteiste. Diventa un grande strumento culturale di dialogo e di conoscenza”.

Tra le tante novità di quest’anno, il consenso informato dei genitori sulle attività di educazione sessuale: “Il consenso informato sulle teorie di genere è una grande questione di libertà educativa ed è uno strumento per difendere i nostri bambini. Intendiamoci: l’educazione sessuale in senso biologico è obbligatoria: parliamo delle differenze sessuali uomo-donna, del concepimento, della procreazione, dello sviluppo puberale con tutto quello che comporta sulla sessualità e, per la prima volta, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. C’è poi tutto il tema dell’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia, al contrasto della violenza di genere. Quindi quando qualcuno dice che la legge sul consenso informato impedisce la lotta contro i femminicidi, impedisce la lotta contro le violenze sessuali e non consente di educare al rispetto, dice una cosa falsa, perché proprio noi abbiamo per la prima volta messo tutto questo come obiettivo obbligatorio di apprendimento”.

“Si riferisce a quelle teorie secondo cui l’identità sessuale dipenderebbe da fattori culturali e non avrebbe un carattere fondamentalmente biologico. Su queste teorie ci sono persino dei libriccini proposti ai bambini, scritti apposta per loro, si trovano nelle librerie e addirittura in qualche corso di scuola elementare. Vi si legge ‘Perché ti devi necessariamente sentire maschio o femmina? Tu in realtà potresti sentirti maschio e femmina insieme, oppure nessuno dei due; potresti, se sei maschio, sentirti femmina o viceversa, oppure anche qualcosa d’altro che non sia né maschio né femmina’. Se io vado a spiegare a dei bambini cose di questo tipo, danneggio il loro sviluppo identitario. Lasciamo stare i bambini. Poi, quando saranno più grandi, alle medie e alle superiori, saranno i genitori che decideranno, dopo essere stati adeguatamente informati, se affrontare o approfondire questi temi. E fra l’altro non su percorsi tenuti da associazioni che hanno scopi di indottrinamento, ma da scienziati, psicologi, psichiatri, persone che siano formate in modo specialistico. Se i genitori non lo vorranno, la scuola dovrà mettere a disposizione un corso alternativo, di italiano, di storia, di matematica”.

Classi pollaio e classi speciali, le parole di Valditara

E le classi pollaio? “Le classi pollaio praticamente, e questi sono i dati Invalsi, non esistono più in Italia. Le classi con più di 27 studenti rappresentano percentuali veramente irrisorie. È importante oggi, semmai, evitare la chiusura di quei plessi situati nelle zone più problematiche e disagiate, come le scuole di montagna o delle isole, anche per non scoraggiare la natalità”.

Valditara ha anche detto la sua sulla possibilità di introdurre classi speciali per gli alunni con disabilità paventata da Vannacci: “Sono assolutamente contrario. La mia proposta è esattamente l’opposto: tutti gli studi dimostrano che per valorizzare i tanti e diversi talenti di ognuno occorre puntare sull’integrazione non sulla ghettizzazione. È semmai la formazione che va personalizzata, ma questo è un altro discorso”.

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