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25.08.2025

Nuovi “programmi” per primaria e secondaria primo grado: se ne parla a partire dal 2026/27

Reginaldo Palermo

Con il nuovo anno scolastico le novità alle quali si troveranno di fronte docenti, studenti e famiglie sono diverse e ne parliamo in un apposito articolo.
Nonostante il gran parlare che si è fatto in questi mesi i programmi scolastici (o meglio le “indicazioni nazionali”) rimarranno invece invariati.
Il decreto emanato nelle scorse settimane è infatti chiaro: i cambiamenti ci saranno ma solo a partire dal settembre 2026 e solamente nel primo ciclo.
Ma di cosa si tratta?

Il ministro Valditara lo ha ripetuto più volte.
La novità più importante dovrebbe riguardare l’insegnamento della storia che dovrà essere finalizzato soprattutto alla costruzione della “identità nazionale”: al termine del percorso del primo ciclo i ragazzi e le ragazze dovranno comprendere appieno il senso di “appartenenza” al nostro Paese. E questo sarà anche un obiettivo da perseguire con gli alunni stranieri (per nascita o per origini familiari).
Per ottenere questo risultato fin dalla scuola primaria bisognerà far conoscere ai bambini e alle bambine la storia e le storie degli uomini e delle donne che hanno fatto l’Italia, dai Martiri di Belfiore ad Anita Garibaldi.
E anche la storia antica andrà valorizzata, dando più spazio all’epica fin dalla primaria.

Tutto questo significa che le case editrici dovranno rivedere i libri di testo ed ecco perché le novità non potranno essere introdotte nelle scuole già a settembre 2025.

Ci dovrà essere maggiore attenzione per la grammatica italiana e gli insegnanti dovranno curare maggiormente la scrittura in corsivo e la calligrafia, senza trascurare lo studio a memoria delle poesie.
Come queste Indicazioni si potranno coniugare con il rispetto della libertà di insegnamento non è ancora del tutto chiaro e quindi è bene aspettare gli eventi.
Meno chiara ancora è la questione del latino alla secondaria di primo grado: il Ministero e il suo staff (la sottosegretaria Frassinetti si è spesa molto proprio su questo) hanno detto chiaramente che lo studio del latino è indispensabile per una migliore conoscenza dell’italiano.
Ma, se è così, dobbiamo dedurne che la lingua di Cesare e Cicerone dovrà fare parte a pieno diritto dei “nuovi” programmi e non potrà essere semplicemente una “materia facoltativa”, come accade già oggi in molte scuole che l’hanno introdotta nel curricolo di istituto avvalendosi delle norme sulla autonomia.
C’è però un particolare: per renderlo obbligatorio servirà una norma di legge e non basterà un semplice decreto ministeriale.
E, se questa è la strada che intende seguire il Ministro, ci vorrà un altro anno di tempo (e non è detto che possa bastare).
Per intanto a settembre 2025 programmi (o “indicazioni” che dir si voglia) rimarranno quelli attuali.

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