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Nuovo Governo. Cosa dicono i sindacati. Nostra intervista a M. Gissi (Cisl Scuola)

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La nostra rivista inizia gli incontri con i leader dei sindacati della scuola, intervistando la prof.ssa Maddalena Gissi dal dicembre 2015 al vertice della Cisl FSUR, il sindacato confederale che con il suo 24, 73% é il sindacato più rappresentativo nella Scuola.

Prof.ssa Gissi, inizia un nuovo anno scolastico e purtroppo le criticità  sono sempre le stesse, come le declinerebbe al fine della costruzione di una piattaforma sindacale?

Che molti problemi si riproponessero puntualmente era facilmente prevedibile, in assenza di provvedimenti che avrebbero dovuto essere contenuti già in legge di bilancio, ma che si sono invece trascinati con fatica fino a un approdo, ahimé tardivo, che la crisi ferragostana di governo rischia di vanificare. Alludo alle misure su reclutamento e precariato, frutto di un intenso lavoro sindacale, molto attento alle situazioni concrete e fuori da ideologismi assurdi, passate in Consiglio dei Ministri con un decreto legge mai pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Peraltro misure espressamente transitorie, mentre noi da tempo invochiamo un generale ripensamento e un complessivo riassetto del sistema di reclutamento, che coniughi le necessarie garanzie di qualità professionale richieste a chi insegna e il dovere di valorizzare l’esperienza di lavoro svolto precariamente, spesso per anni. Valorizzazione, questa, da farsi per tutti i profili del comparto, non solo per i docenti.
Un’emergenza che credevamo di avere superato, invece non è così, sicuramente riprenderemo il discorso col nuovo Governo, tenendo conto che il premier è lo stesso con cui firmammo l’intesa “madre” del 24 aprile a Palazzo Chigi. Parlare di piattaforma sindacale ci porta dritti all’argomento contratto: è scaduto il 31 dicembre scorso, l’abbiamo disdettato, la legge di bilancio sarà la prima verifica dei fatti per un nuovo Governo che afferma, fra l’altro, di voler dare più dignità alle nostre retribuzioni. Ho toccato due soli punti (reclutamento e contratto), ma la loro corposità è di per sé evidente.

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Qual è la valutazione del suo sindacato sul Ministero guidato dal prof. Marco Bussetti?

Si è trattato di un ministero tutto sommato di breve durata, sul versante delle relazioni sindacali ritengo sia stata apprezzabile la disponibilità al confronto, un confronto che ha permesso fra l’altro di rimuovere prima ancora che ciò avvenisse sul piano legislativo alcune delle più evidenti criticità della legge 107. Anche in questo caso proseguendo un percorso già avviato col governo precedente e che senz’altro nel nuovo quadro politico è stato agevolato e accelerato. E poi il decreto su reclutamento e precariato, cui ho già fatto cenno, frutto di un’intesa costruita ai tavoli tematici e sostenuta con forza dal ministro. Per il resto, non sono stati certamente risolte del tutto le storiche debolezze di un apparato troppo spesso in affanno anche nella gestione di quella che dovrebbe essere ordinaria amministrazione: sul piano politico, segnalo come lacune evidenti la questione rimasta in sospeso degli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA, o la questione delle classi pollaio, per la cui soluzione è mancato il necessario investimento di risorse, evidentemente dirottate su altro.

Quando incontrerete il nuovo Ministro, il suo sindacato cosa chiederà di inserire nell’agenda dei primi 100 giorni di governo? Ad esempio lei crede che il DL detto “Salvaprecari” sia riproponibile così com’è alla nuova maggioranza di governo?

Sappiamo tutti cosa significa la formula “salvo intese”, segno evidente che le intese non c’erano e che dubbi e perplessità erano avanzate dalla parte politica oggi nuovamente al governo. Per quanto mi riguarda, poiché sono convinta che il decreto prospetti soluzioni positive e indispensabili al buon funzionamento della scuola, chiederò che si riapra immediatamente il confronto col nuovo ministro perché non si butti a mare, insieme alle attese di migliaia di precari, una grande opportunità per invertire un preoccupante trend di crescita delle supplenze, con prospettive di maggiore stabilità, presupposto essenziale per l’efficacia e la qualità del servizio.

Dopo l’ultimo contratto voi Confederali con Snals e Gilda avete trovato un’unità sui temi del precariato, sul contratto, sugli organici e su un no chiaro alla regionalizzazione della scuola.
Fino ad ora, tranne che un buon contratto per i DS, sui temi richiamati i risultati sono stati deludenti. Come pensate di rilanciarli?

Che si tratti di risultati deludenti è opinione che non condivido proprio, a partire dal fatto che rinnovare un contratto dopo anni di attesa è stato molto positivo, anche per quella parte economica da molti giudicata insufficiente (e rispetto alle attese certamente lo è), ma che vale molto più del nulla che avrebbe prodotto una non firma.
È storia nota, da sempre chi non sarebbe mai capace di raggiungere un risultato si accontenta di contestare in modo sistematico quelli ottenuti da altri, facendo del “mugugno” la ragione della sua esistenza. Atteggiamenti sterili che per fortuna appartengono a una esigua minoranza della categoria che, dati alla mano, continua ad affidarsi prevalentemente ai sindacati maggiormente rappresentativi. Per me è motivo di orgoglio guidare quello più forte, così come resto convinta dell’importanza che può avere l’unità d’azione per dare più forza al sindacato. Un sindacato che grazie al nuovo contratto e al rilancio significativo delle relazioni sindacali ha riconquistato spazi di agibilità non solo a livello centrale, ma anche sui luoghi di lavoro, dove confronto e contrattazione sono fattori decisivi anche per dare concretezza all’idea di scuola come comunità educante.

Prof.ssa Gissi, cosa propone in concreto su organici e sulle assunzioni, considerando un dato oggettivo, ci sono 5 regioni del Sud che “sfornano” insegnanti, ma sono a crescita demografica tendente allo zero, mentre le regioni del Nord sono carenti di insegnanti?

C’è un problema di fondo, che riguarda il valore riconosciuto oggi al lavoro dell’insegnante: il nostro obiettivo di riallineare le retribuzioni alla media europea va anche nella direzione di rendere più attrattiva una professione troppo spesso scelta come ripiego, o accantonata nelle proprie scelte. Detto questo, vorrei sottolineare un dato: come mai anche al nord, dove si dice non vi siano insegnanti, le scuole ogni anno comunque funzionano? Evidentemente i docenti ci sono, e lavorano precariamente per anni e anni. Noi chiediamo che questo lavoro possa essere riconosciuto e valorizzato, riservando all’esperienza di lavoro lo stesso apprezzamento di cui solitamente gode in ogni settore di attività. Se i livelli di apprendimento nelle scuole del nord, affidate in gran parte a precari, risultano maggiori che altrove, forse non è poi così fondata la preoccupazione per cui stabilizzare il lavoro precario verrebbe pagato in termini di minor qualità professionale. Noi comunque siamo pronti a discutere anche di come verificare le competenze di chi insegna; ma pensare che l’unico strumento a tal fine utilizzabile sia il concorso è a mio avviso un errore, i fatti dimostrano ampiamente come sia illusorio puntare sul concorso come panacea di tutti i mali. Da qui la nostra proposta di un sistema di doppio canale che riteniamo il modello più funzionale, con le opportune rivisitazioni, per assicurare alla scuola un reclutamento costante che abbatta i livelli abnormi di precariato. Senza steccati regionali, consentendo la libera circolazione del lavoro, che ci sembra un principio irrinunciabile di civiltà.

La ringraziamo del tempo che ci ha dedicato e le auguriamo buon lavoro.

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