Breaking News
14.10.2025

Omicidio Paolo Taormina, Auci: “Per un alunno di liceo un personaggio di Gomorra è un disagiato. Allo Zen si esaltano, invece”

Si continua a parlare dell’orribile omicidio avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 ottobre a Palermo, nelle strade centrali della città. A perdere la vita il 21enne Paolo Taormina, colpito da un colpo di pistola alla testa sparato da un 28enne, per futili motivi.

La docente palermitana e scrittrice Stefania Auci, che insegna in una scuola di un quartiere difficile, ai microfoni de Il Corriere della Sera, ha parlato della mentalità criminale di molti ragazzi e addirittura bambini di molti quartieri. Lei ha scelto di parlare in classe dell’omicidio.

“Palermo è una giungla. Per l’estrema facilità a reperire le armi, a prezzi gestibili, come dicono i ragazzi, sconvolgendo noi docenti. Parliamo di 200, non più di 500 euro, per una pistola”, ha detto. “Questi ragazzi vengono dai nostri Bronx: Zen, Cruillas ed altri dove lo Stato è inesistente perché, a mala pena, c’è solo la scuola che può fare poco per svuotarli dal brodo primordiale in cui nascono. La famiglia è spesso portatrice di un sistema di valori totalmente estranei a quelli della scuola”. 

Cosa suggerisce Stefania Auci

“Manca la percezione della irrimediabilità dell’evento morte. La logica è la vendetta. Gli amici sono la mia famiglia. Noi contro il mondo. Reagisco e mi faccio il carcere. Sottotitolo: tanto il carcere dura poco. Non è sub-cultura, è una cultura diversa, con la sua estetica. La barba tagliata in un certo modo, la testa rasata, un tipo di musica”, ha aggiunto tristemente.

“Non ci vogliono parole, ma fatti. Perfino i servizi sociali che vanno nelle scuole sono armi spuntate. Non li fanno entrare nelle case. Manco le pattuglie s’addentrano”, ha suggerito. “Io non sono per la militarizzazione del territorio, sia chiaro, ma c’è un lavoro educativo pauroso da fare. E non sono sicura che potremo riuscirci nemmeno lavorando per 15 anni. L’emulazione è il grande spauracchio che hanno gli adulti. Siccome non hanno il coraggio di riconoscere le proprie responsabilità, si dà la colpa a Tv e video giochi violenti. Il sistema è marcio già da prima”.

“Se un bravo ed educato studente di liceo vede un personaggio di Gomorra lo considera un disagiato. Nel mondo dello Zen, un ‘picciotto’ si esalta: quant’è f**o”, queste le parole della scrittrice.  

La ricostruzione dei fatti

Il 21enne era intervenuto per sedare una rissa. In questi giorni si riflette molto sui modelli dei giovani di periferia, spesso costituiti da gangster di serie tv e film, delinquenti di vario genere, personaggi che rendono quasi “glamour” la malavita.

Lo stesso assassino, che indossava una collana con un pendente a forma di revolver, qualche giorno prima del delitto, ha pubblicato, ad esempio, una frase pronunciata nella fiction “Il capo dei capi”.

Purtroppo anche gli stessi fatti di cronaca spesso vengono quasi imitati dai giovanissimi. Un alunno di soli nove anni, di una scuola dello Zen di Palermo, stesso rione dell’assassino, avrebbe pronunciato la frase “Ti faccio fare la fine di Paolo Taormina”.  A riferirlo, come riporta La Sicilia, è stato un docente dell’istituto durante un sit-in davanti alla Prefettura, dove si è fermato il corteo di circa mille persone che hanno sfilato in silenzio, con candele accese e cartelli alzati, per dire basta alla violenza.

La denuncia del docente

“Amo il mio lavoro, io provengo dallo Zen ma ormai nel quartiere il tasso di criminalità è fuori controllo – ha detto l’insegnante parlando al microfono – Aiutateci, da soli non ce la possiamo fare. La metà dei bambini tenta ogni giorno di scappare dalla scuola o non si presenta affatto. C’è una situazione insostenibile. Aiutateci”.

“Il bambino vive nella totale criminalità. Abbiamo segnalato la questione, non succederà nulla. Difendo la mia scuola, difendo i miei bambini. Quel bambino è un futuro criminale, se lo Stato non interviene. Aiutiamo i docenti di quella scuola, aiutiamo il dirigente, in maniera concreta. Siamo da soli. Su 20 bambini 10 scappano dalle classi. Abbiamo bisogno di educatori, di presenze specializzate, i docenti non bastano. Se un bambino dice che da grande vuole fare lo spacciatore il problema non è solo nostro, non è solo della scuola, vi prego di intervenire”. ha concluso, come riporta Palermo Today.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate