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Aggiornato il 10.01.2026
alle 10:44

Ora religione, per i vescovi chi la frequenta riscopre sé stesso ma in 15 anni raddoppiano gli alunni che escono: dal 10% al 20%

Partecipando all’ora di religione stimolerete “la vostra curiosità, i vostri dubbi, persino le vostre ribellioni”: assisterete ad “uno spazio di dialogo, dove le domande non sono respinte, ma accolte come semi che un giorno porteranno frutto”. A comunicarlo, in un messaggio agli studenti e alle famiglie, è la Conferenza episcopale italiana, alla vigilia dell’apertura della “finestra” delle iscrizioni degli studenti italiani valide per l’anno scolastico 2026/27.

La Cei ricorda che l’insegnamento della religione cattolica rappresenta “una significativa occasione educativa” e che “da molti anni, oltre l’80% degli studenti italiani decide di frequentare questa disciplina, segnando la sua costante presenza nel panorama scolastico come uno spazio di libertà, di dialogo, di responsabilità, in cui la scuola incontra e sostiene il percorso di crescita personale e culturale di ciascuno“.

L’ora di religione, proseguono i vescovi, rappresenta “un laboratorio di cultura e di umanità dove si impara a decifrare il codice culturale che ha plasmato la nostra storia e a sviluppare uno sguardo critico e costruttivo, prendendo sul serio quel desiderio infinito di pienezza che grida nel cuore umano”.

La Cei “in un tempo in cui spesso si riduce la persona a pura funzionalità e consumo, l’Insegnamento della religione cattolica offre uno spazio per riscoprire l’integralità dell’essere umano“.

I numeri in calo

Gli ultimi dati ufficiali ci dicono che uno studente su sei non frequenta l’ora di religione e sceglie l’attività alternativa: ogni anno a non avvalersi ogni nuovo anno scolastico sono almeno altri 50-60mila alunni.

Complessivamente, ben un milione e 164mila di alunni oggi non si avvale dell’ora di religione cattolica, a fronte di oltre 7 milioni di iscritti complessivi.

La riduzione del numero di alunni che partecipano all’ora settimanale di religione è comunque piuttosto evidente: basta dire che nel 2010 la percentuale di allievi che non si avvalevano stava sotto il 10 per cento, mentre oggi, dopo 15 anni, è praticamente più che raddoppiata. Una tendenza, lenta ma costante, sulla quale pesa non poco anche la presenza sempre maggiore nelle classi di alunni stranieri oppure italiani con genitori di altre religioni.

Nella classifica dei capoluoghi spicca il sorpasso laico della zona di Firenze: nel capoluogo toscano più di uno studente su due svolge attività alternativa (51,5%). E in tanti a dire “no grazie”, sempre alla religione cattolica, sono pure gli alunni di Bologna (47,3%), Aosta (43,6%),Biella (40,6%), Mantova (40,5%), Brescia (38,6%), Trieste (37,9%) e Torino (37,7%).

Quanto alle scuole, la percentuale record degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione si trova alle superiori, soprattutto delle città del Nord: come nell’istituto professionale e tecnico Olivetti di Ivrea (rispettivamente con oltre il 90% e l’87,9%), dove risulta alta la percentuale di stranieri e di adulti (nelle scuole serali).

Nella top five, segue al terzo posto l’istituto tecnico Sassetti-Peruzzi di Firenze con l’86,8%, poi la primaria Nazario Sauro di Monfalcone (Gorizia) con l’86,45% e l’istituto professionale Carrara di Novellara (Reggio Emilia) con l’86,29%.

Il dato nazionale per tipo di scuola di studenti che non si avvalgono della religione a scuola vede al primo posto gli istituti professionali con il 27,83%, al secondo gli istituti tecnici con il 25,31% e al terzo i licei con il 18,48%.

Scuola secondaria di primo grado, primaria e scuola dell’infanzia si posizionano, per numero di alunni che escono dalla classe nell’ora di religione, tra il 15,77 e il 12,4%. Il record delle adesioni è al Sud.

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