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16.06.2026

“Orgoglio scuola”: perché oggi fa notizia raccontare gli insegnanti oltre le fatiche

Oggi un quotidiano nazionale, La Stampa, torna a parlare di scuola scegliendo una parola netta, quasi controcorrente: orgoglio. In un tempo in cui il racconto pubblico dell’istruzione è spesso dominato da emergenze, difficoltà, burocrazia, disagio e fatica quotidiana, il titolo “Orgoglio scuola” sposta l’attenzione su un’altra dimensione: quella di una professione complessa, certo, ma tutt’altro che immobile o rassegnata.

Condizioni di vita e di lavoro a scuola

Il riferimento è ai risultati della Quarta Indagine Nazionale sulle Condizioni di Vita e di Lavoro nella Scuola Italiana, presentata nel 2025 da Università degli Studi di Milano-Bicocca, Bolton for Education Foundation e Istituto IARD. L’indagine, diretta dal professor Gianluca Argentin, ha coinvolto quasi 10.000 insegnanti di 400 plessi scolastici distribuiti in tutto il Paese, proseguendo una tradizione di ricerca avviata negli anni Novanta.

Il dato centrale è che gli insegnanti non si descrivono come semplici esecutori di procedure. Il 58% ritiene che l’insegnamento debba essere scelto per svolgere un’importante funzione sociale, una percentuale in crescita rispetto al passato. Aumenta anche il valore attribuito alle competenze relazionali, organizzative e psico-pedagogiche: saper lavorare con i colleghi, comprendere i giovani, leggere i problemi sociali, costruire relazioni educative positive.

La scuola non è solo problemi

La fatica, però, non scompare. L’84% degli insegnanti percepisce un calo del prestigio sociale della professione negli ultimi dieci anni. Ma proprio qui sta la forza della notizia: nonostante questo mancato riconoscimento, l’88% dichiara che sceglierebbe di nuovo di fare l’insegnante. Il lavoro continua a essere percepito come stimolante, soprattutto per gli aspetti culturali, professionali e relazionali.

L’indagine non è nuova ma fa notizia il fatto che venga ripresa oggi e con questo titolo. Titolo “che  non nega i problemi, ma invita a non ridurre la scuola ai soli problemi. Racconta una professione affaticata e poco riconosciuta, ma ancora motivata, capace di interrogarsi, cambiare e tenere insieme cura educativa e innovazione.

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