Forti cambiamenti nelle scelte degli studenti per il prossimo anno scolastico, continuano a predominare i Licei ma aumenta la fiducia nella nuova filiera 4+2.
Siamo nel vivo delle scelte degli studenti per il proprio futuro, nonostante resistono ancora alcuni stereotipi ci sono importanti cambianti nelle scelte e nelle consapevolezze dei ragazzi.
Da varie ricerche condotte sul campo intervistando gli studenti relativamente alla loro scelta sulla scuola superiore emergono ancora vecchi retaggi, come ad esempio gli indirizzi liceali vengono visti ancora oggi come l’approdo naturale per chi ha voti migliori.
Tre studenti su dieci sono convinti infatti, che il liceo sia la scelta migliore per garantire una preparazione superiore per il proprio futuro. Una spinta che viene data soprattutto dai genitori che vedono per i figli come unica visione del loro futuro l’università.
Cambia invece la visione degli studenti visto che due su tre ritengono ormai superato il retaggio che se hai voti alti alle medie devi andare necessariamente al liceo.
Gli effetti dei nuovi moduli di orientamento previsti dal Governo sembra diano quindi i primi frutti, meno preconcetti, visione allargata delle scelte possibili, spinta a cercare cosa veramente sia di interesse per lo studente.
La nuova regola prevede, infatti, 30 ore annue di orientamento atti proprio a combattere la dispersione scolastica, dovuta spesso proprio alla scelta sbagliata dell’indirizzo scolastico, e favorire le scelte in base alle attitudini e gusti personali.
Sta cambiando anche il rapporto tra studio e lavoro, adesso solo il 18% degli studenti delle superiori pensa che senza università sia impossibile trovare un buon impiego, mentre cresce la fiducia nei percorsi alternativi al tradizionale cammino accademico
Sono ormai oltre il 50% i ragazzi che ritengono ci siano percorsi alternativi all’università percorsi di formazione post diploma mirati alla professione che si vuole intraprendere. Parliamo degli ITS (Istituti Tecnologici Superiori), di corsi professionalizzanti, e tirocini strutturati presso le aziende.
Su di tutti, gli ITS vengono visti dagli studenti delle superiori sempre più come percorsi concreti e orientati al lavoro, capaci di offrire competenze spendibili in tempi relativamente brevi e titoli riconosciuti anche a livello europeo. Non a caso i docenti sono professionisti che lavorano nel campo, e tante ore vengono svolte direttamente dentro le aziende che collaborano con le fondazioni che guidano l’istituto.
Insomma, sempre più nella testa degli studenti c’è l’idea che la formazione e la specializzazione siano fattori importanti per la propria carriera.
Per questi motivi gli ITS stanno vivendo una forte accelerazione relativamente alle iscrizioni, forti dell’elevato tasso di occupazione che offrono ai diplomati (parliamo del 90%), e del fatto che offrono forti competenze in tempi brevi (i corsi durano due anni).
Gli Istituti Tecnologici Superiori (adesso si chiamano ITS Academy), grazie anche alla forte spinta del Governo Meloni, ai fondi del PNNR e al crescente interesse delle aziende a partecipare in prima persona per ritrovarsi personale specializzati davanti gli occhi stanno vivendo “un’impennata di iscritti che non è più solo un rimbalzo statistico post-pandemia, ma un segnale strutturale”. I dati più del Ministero dell’Istruzione e del Merito confermano questa tendenza; in tre anni gli iscritti sono triplicati, raggiungendo circa 40 mila studenti, con oltre 22 mila nuove immatricolazioni nel 2024. (Corriere.it)
Come riporta lo stesso Corriere, la spinta finanziaria e regolatoria c’è, mentre l’intervento del PNNR consente di ampliare l’offerta, di potenziare laboratori e infrastrutture, di rafforzare il coinvolgimento delle imprese, sostenere borse di studio, stage anche all’estero nonché la formazione dei docenti.
Una strategia che porterà ad una crescita esponenziale degli ITS anche nei prossimi anni.
Anche se ancora domanda e offerta non coincidono.
Esiste una domanda industriale che corre più veloce dell’attuale offerta formativa. Secondo le stime di Unioncamere, nel 2025 le imprese italiane hanno richiesto circa 120mila diplomati ITS, riuscendo però a intercettarne meno della metà. Un gap che non riguarda l’attrattività dei profili, ma la loro disponibilità effettiva.
Un gap particolarmente evidente in alcuni comparti a maggiore intensità tecnologica come quello della meccanica avanzata, meccatronica, Ict, logistica, transizione green dove gli Its sono diventati veri e propri canali di reclutamento anticipato. In oltre la metà dei percorsi le imprese partecipano stabilmente alla progettazione dell’offerta formativa.
La sfida ora è quella di trasformare questo modello sconosciuto ai più fino a pochi anni fa e farlo diventare un canale formativo permanente e conosciuto a tutti, perché se il sistema funzionerà sempre meglio vedremo nei prossimi anni una forte riduzione della dispersione scolastica e universitaria e aziende contente di avere il personale di cui hanno bisogno.