La notizia della dipartita della intrigante Ornella Vanoni è stata diffusa tra la tarda serata del 21 e le primissime ore del 22 novembre 2025.
Io l’ho scoperto mentre guardavo la televisione e non nego che mi è salito il magone. Certe sue canzoni, come immagino per tanti altri, hanno accompagnato momenti salienti della mia vita, dall’infanzia a oggi che sono una donna adulta, una professionista, una madre e una moglie. Ornella, struggente e ironica, è stata per molti di noi, giovani e meno giovani, una sorta di boa emotiva, ed è per questo, immagino, che il suo andarsene, quatta quatta, quasi in punta di piedi, ha mosso le voci del Paese: dal conduttore Fabio Fazio (“Non ero pronto”); a Luciana Littizzetto (“Tesoro mia adorata”); alla conduttrice Francesca Fagnani, che ha ricordato come “L’appuntamento” sia la sigla di “Belve”; a Loredana Bertè, che l’ha salutata come “un’artista immensa, senza fine”; al Vicepremier Matteo Salvini che ha definito la sua “una voce senza tempo”; fino al messaggio del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha parlato di una delle artiste “più originali e raffinate”.
Restano imprescindibili due dati: una carriera di quasi settant’anni e vendite stimate da oltre 50 a 55 milioni di dischi, a seconda delle fonti. Di Lei si ricordano: ben otto partecipazioni a Sanremo (seconda nel 1968 con “Casa bianca”), il Premio alla carriera della città di Sanremo (1999) e, soprattutto, un primato storico: il Premio Tenco nel 1981, prima donna ad ottenerlo.
Amatissima e apprezzata dai suoi coetanei e dagli adulti, ma anche, dopo una carriera di successi, negli ultimi anni da un pubblico giovane ed eterogeneo, e non solo per la sua musica, ma financo ancor di più, per il suo modo di porsi, di fare e di essere.
Sin dagli anni Duemila, e ancora in tempi recenti, ha stretto collaborazioni con molti musicisti assai più giovani di lei, ha cantato con molti di loro, ricordandoci in maniera spontanea l’importanza della stima reciproca nei rapporti relazionali, affinché questi possano essere definiti sani e non tossici. Del resto, “reciprocità” è una parola bellissima, dà il senso della cura che annulla l’indifferenza, che ferisce più dell’odio e dell’oblio. La Vanoni era inoltre capace di non prendersi troppo sul serio, cosa che pochi oggi sanno fare e tramandare; era vogliosa di fare cose nuove; e si è rifiutata di rimanere cristallizzata, ermeticamente chiusa nel proprio ruolo, nella propria bolla prossemica, a differenza di molti altri artisti.
Ciò l’ha resa speciale, venerata e venerabile. Quanti di noi, genitori cinquantenni (più o meno) o nonni novantenni (più o meno), riescono ad essere autoironici quanto Lei? Se i nostri figli non ci parlano, e accade a molti, se non parlano con i loro insegnanti, se si rifugiano, dal mondo reale, in un mondo virtuale, forse qualcosa è andata in maniera diversa da come sarebbe dovuta andare, forse qualcosa abbiamo sbagliato, ma errare è umano, è la perseverazione che è diabolica. Lo psichiatra e sociologo Crepet asserisce da anni che abbiamo rubato i sogni a questi ragazzi e io, da mamma di un figlio adolescente, mi permetto, chiedendo venia e anticipando che non è mio volere criticare nessuno, di aggiungere che in molti di noi manca quella personalità, quella schiettezza e soprattutto quell’umorismo, utili, talora indispensabili, per creare qualcosa di costruttivo.
La bella Ornella invece parlava molto apertamente delle sue esperienze: addirittura si è svelata riguardo alle “canne” che si concedeva (puntualizzando che si trattasse di “una sola canna alla sera”, prima di andare a dormire). Questo non vuole essere un incoraggiamento all’utilizzo di sostanze, non lo farei mai, né da genitore, né da docente, né da medico. Ma quello che ho colto e credo meriti una riflessione è quell’essere diretti e umani nelle interazioni, specie con i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri alunni, i nostri ragazzi. Nelle sue interviste televisive la morte era un argomento ricorrente, ma lo erano anche il sesso, le sostanze, la politica, tutti temi sui quali molti di noi preferiscono sorvolare, risultando banali, superficiali e sovente, poco o per nulla, compiacenti e predisposti ad una sana comunicazione. E così, ora che la Vanoni, entusiasta e ottimista, aperta al dialogo e al confronto produttivo, donna ante litteram, se n’è andata, appare riduttivo, e magari pure inopportuno, pensare che a volar via sia stata solo una cantante, seppur di grande successo.
Ma se lo volessimo, Ornella potrebbe non scomparire mai con le sue idee illuminanti e il suo modo di stare al mondo, savio e quasi leggendario. Potremmo essere suoi eredi, potremmo continuare a farla rimanere tra noi ricordandoci e ricordando che la vita non è perfetta, che nessuno di noi lo è (e per fortuna), che ci sono amori giusti e amori sbagliati, che un solo esempio vale più di mille regole, che ascoltare attivamente i giovani è molto meglio che elargire loro mere critiche, che fa bene ridere, ma pure piangere, che l’istruzione prima e la cultura dopo ci rendono liberi, e poche cose sono così belle e ci rendono tanto felici quanto la libertà. Il resto, come cantava Lei, è senza fine.
Luciana Pagano