Con la Liberazione dall’Italia dal nazifascismo – di cui quest’anno, 25 aprile 2026, si celebra l’81esimo anniversario – si vuole ricordare che quella giornata è per lo più una data simbolica, perché era stata preceduta dalla capitolazione di città come Ferrara, Reggio Emilia, Asti e seguita dalla liberazione di Milano, Savona, Venezia, Belluno e così via.
Venne scelto il 25 aprile perché, in quel preciso giorno, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale contro l’occupazione nazifascista, con la ritirata delle truppe tedesche e fasciste da Milano e Torino.
Infatti, col 25 aprile del 1945 non si concluse la Seconda Guerra Mondiale, continuerà ancora, fino al 2 maggio del 1945, con la presa di Berlino da parte dell’Armata Rossa, e poi fino ad agosto con la bomba atomica sul Giappone, per cui essa è per lo più una data temporale per segnare la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, ma è anche un modo per indicare che, in effetti, col 25 aprile e la conseguente lotta partigiana, l’Italia riscatta la sua legittima aspirazione alla libertà.
Con quella lotta armata, l’Italia, grazie a quei 26.419 partigiani uccisi e 16.56 feriti riconquistava agli occhi del mondo l’onore perduto, restituendo al popolo l’indipendenza e i principi di uguaglianza e di democrazia.
In questo modo la lotta partigiana riscatta la sciagurata adesione dell’Italia al nazismo e a tutto quello che quella stagione ha significato per il mondo: dai campi di concentramento alle camere a gas alle persecuzioni, ai genocidi agli odi razziali alle invasioni di paesi pacifici.
E che abbiano avuto, i partigiani, ruolo importante in questa fase e che rappresentavano comunque una forza a tutti gli effetti in guerra, forza riconosciuta perfino dal nemico, lo dimostrano i fatti di Genova, dove la locale armata nazista si arrende, nella sera del 25 aprile 1945, nelle mani di un operaio comunista, Remo Scappini, presidente del Comitato di liberazione Nazionale.
Da ricordare pure il fatto che fu grazie alla Resistenza, ai partigiani, al Comitato di Liberazione Nazionale che tante efferatezze, come la distruzione che i tedeschi voleva fare delle infrastrutture portuali, comprese fabbriche e officine non avvenne. E ciò accade anche a Milano, a Torino e in altre aree industriali.
Certamente, non sono i partigiani a vincere la guerra, ma vincono la battaglia politica e civile di riscatto dell’Italia dalla dittatura e pure quella della volontà di rifondare la Nazione.
Due note amare tuttavia bisogna citarle.
La prima: la resa dei conti contro i fascisti che fino all’ultimo con gli squadroni della morte, avevano massacrato anche chi partigiano non era;
La seconda: il fatto che il 25 aprile non è riuscita ed essere ancora data che unifica il paese. Ed a stranezza, considerato appunto tutto ciò che la lotta partigiana ha significato e fra i cui componenti c’erano tutti gli schieramenti politici che poi daranno vita alla Costituente e quindi alla Repubblica e scriveranno la Costituzione.
E siccome erano persone che avevano subito le ingiurie delle galere fasciste o l’espatrio, come sistema elettorale introdussero il proporzionale puro, in modo che tutte le istanze politiche, ideali, sociali potessero avere una rappresentanza parlamentare
Per questo è importante sottolineare che questa festa e questa ricorrenza non riguardano solo una parte della Nazione, quella diciamo così di sinistra, quella rossa. È quanto di più inesatto si possa dire perché fra i partigiani c’erano rappresentanze di tutti gli schieramenti politici, formatesi in clandestinità e dunque dai Popolari di don Luigi Sturzo, ai Liberali, dagli Anarchici ai Socialisti ai Repubblicani ai Cattolici, ma c’erano anche ragazzi che non appartenevano a nessuna ideologia, che vi aderirono per odio contro il fascismo e i nazisti.
Il 25 aprile non si celebra allora soltanto l’insurrezione dei partigiani che hanno liberato le città, si celebra la fine della guerra, la sconfitta dei tedeschi, la distruzione della tirannia nazifascista.
E si celebra il fatto che, grazie all’insurrezione dei partigiani, l’Italia, come dice il prof Barbero, che aveva cominciato quella guerra dalla parte sbagliata, alleandosi a quelli che hanno fatto le camere a gas e i forni crematori, almeno un pezzo di essa è riuscita a combattere e morire dalla parte giusta. E a quelli che oggi non si vogliono dire antifascisti, è giusto chiedere se preferivano che avesse vinto Hitler?
A questo proposito, vale sempre la celebre frase di un senatore del Pci, mandato al confino per le sue idee, detta a un altro senatore, ma del Movimento sociale italiano, sugli scranni del Parlamento, subito dopo le prime elezioni politiche: “Se aveste vinto voi io sarei ancora in galera, invece abbiamo vinto noi e tu sei Senatore della Repubblica”.
Ma c’erano anche tanti soldati italiani fra i partigiani, i quali, dopo l’8 settembre, piuttosto che combattere a fianco dei nazifascisti, disertarono per andare in clandestinità. E anche tanti carabinieri, fedeli al re che preferirono appunto unirsi alla lotta clandestina.
E chi invece fra i soldati non riuscì a scappare e si rifiutò di combattere coi nazifascisti, fu internato nei campi di concentramento in Germania. Oltre 650.000 soldati italiani furono catturati dai tedeschi e deportati in Germania e Polonia come “Internati Militari Italiani” (IMI), furono usati come forza lavoro, subendo fame e vessazioni. Di costoro circa 50mila morirono durante la prigionia.
I nazisti fra l’altro, definendoli “Internati Militari Italiani” (non prigionieri di guerra), li privavano dell’assistenza della Croce Rossa. E tutto questo con l’accordo dei fascismo della Repubblica sociale di Salò.
Molti di loro furono impiegati nell’industria bellica tedesca e, nonostante le pressioni, la maggior parte rifiutò di unirsi alla Wehrmacht.
E in ultimo, importante appare riproporre la poesia del poeta Alfonso Gatto, partigiano che ha lottato per liberare Milano. Alla sua opera, per celebrare la festa della Liberazione, ha legato la figura emblematica del partigiano Eugenio Curiel (medaglia d’oro al valor militare), un giovane studioso triestino, di famiglia israelita, laureatosi in fisica nel 1933, aderì nel 1935, a ventitré anni, al Partito Comunista clandestino. Arrestato a metà del 1939, quando aveva già perso la possibilità di insegnare a causa delle leggi razziali, fu mandato al confino di Ventotene.
Dopo lo sbarco alleato, nel luglio del 1943, ritornò a Milano, dove incominciò a organizzare il fronte giovanile partigiano per Liberazione in Italia. Riconosciuto e fermato dalle Brigate Nere nelle vie del capoluogo lombardo, il 24 febbraio del 1945, fu ucciso a colpi di mitra mentre cercava di sfuggire ad un nuovo arresto.
25 Aprile (scritta nel 1949)
La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
“liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera”:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.