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Palermo, scuole in quartieri a rischio senza continuità di dirigenza

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A Palermo, dal prossimo anno scolastico le scuole a rischio “Falcone” dello Zen, “Quasimodo” del Brancaccio e “Pertini” dello Sperone saranno più a rischio.
Dovranno condividere il loro capo d’istituto con i dirigenti di altre strutture scolastiche.
Non sono tanti i dirigenti scolastici che chiedono l’assegnazione in scuole di così grande rischio. Se qualcuno sceglie di trasferirvisi, dopo appena un anno chiede il trasferimento. Sono pochissimi, insomma, i dirigenti disposti a lavorare in trincea. Non è facile fare il capo d’istituto in queste scuole della…periferia educativa. Sono pochi i presidi disposti a radicarsi sul territorio. Molti preferiscono, legittimamente, interrompere l’esperienza dopo appena un anno e fruire di condizioni professionali più tranquille, meno faticose. Tante volte addirittura in istituti scolastici periferici.
Sono scuole che devono fare i conti quotidianamente con atti di grave vandalismo, che registrano un tasso altissimo di evasione e di abbandono scolastico, che sono costrette a misurarsi con forme di illegalità molto diffusa.
Altre volte capita che siano le stesse leggi a mettersi di traverso come nel caso dei dirigenti scolastici dello Zen e del Brancaccio che si sono visti revocare l’incarico dopo appena un anno di servizio dalla Corte Costituzionale perché i posti occupati dai dirigenti scolastici avrebbero dovuto essere assegnati alle categorie protette.
Ne consegue che poiché nessun altro dirigente scolastico ha optato per le due scuole, queste dal prossimo anno scolastico saranno affidate a dirigenti scolastici di altri istituti.
La discontinuità, è stato dimostrato, finisce con l’essere antieducativa, negativa e con il moltiplicare i problemi più che ridurli. Per insegnare il rispetto delle regole è necessario creare una vera e propria comunità che può essere possibile solo se tra i membri c’è costanza, coerenza e frequenza di rapporti.
È assurdo pretendere che un dirigente scolastico possa contribuire a creare una comunità scolastica se la sua presenza si limita solo a qualche giorno alla settimana quando sarà possibile solo svolgere attività meramente burocratica.
Il problema di per sé è abbastanza grave. Occorre, per la soluzione, uno sforzo congiunto tra le autorità scolastiche, centrali e periferiche, e quelle regionali.